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Pina Picierno delusa da Schlein pensa di abbandonare il Pd

Il Quotidiano Nazionale dedica un articolo al caso Pina Picierno, la parlamentare europea del Pd che pensa di abbandonare il partito.

Non è più soltanto una questione di linea politica. Attorno a Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, si è sedimentato qualcosa di più profondo: un clima di isolamento, delegittimazione e progressivo svuotamento politico e umano. E così, secondo indiscrezioni, l’europarlamentare sta valutando seriamente l’ipotesi di lasciare il Pd.

La sua possibile e dolorosa scelta non nasce da un malumore episodico né da una normale divergenza. Nasce, invece, da una sequenza di fatti che, messi in fila, raccontano una frattura ormai difficile da ricomporre: la scorta, le minacce, gli attacchi esterni, la gogna interna, il silenzio pubblico di tutto il vertice del partito nei passaggi più duri, l’oscuramento mediatico e infine la partita europea.

I motivi dello strappo

Picierno vive sotto protezione dopo un’escalation di intimidazioni ricondotte ad ambienti filorussi e a frange estreme pro-Pal. Il Viminale ha disposto la scorta nel giugno 2025: nei mesi precedenti la vicepresidente dell’Eurocamera era stata anche bersaglio dell’anchorman russo ultra-putiniano Vladimir Solovyev, dopo le sue posizioni sull’Ucraina. È qui che, secondo i beninformati, si consuma il primo strappo.

Dopo quell’attacco, da Elly Schlein sarebbe arrivato solo un messaggio privato di solidarietà. Ma mai una presa di posizione pubblica, politica, riconoscibile. Non c’è stato alcun segnale che una comunità manda quando uno dei suoi dirigenti viene colpito, minacciato e offeso per battaglie che dovrebbero appartenere alla stessa identità democratica: europeismo, Ucraina, difesa delle democrazie liberali, contrasto dell’autoritarismo russo.

La distanza, però, si è poi ulteriormente allargata. In questi mesi, Picierno ha registrato una drastica riduzione degli spazi tv e una progressiva rarefazione della sua agibilità politica. Tanto più dopo la sua presa di posizione per il Sì al referendum sulla giustizia. Anche l’episodio di un’intervista sulla sua vita sotto scorta a un “femminile“ di un quotidiano vicino a Schlein – segnalata nel suo entourage come poi rimossa dalla pagina – viene letto dentro questo quadro.

Il caso dell’Israel Defense and Security Forum

Il caso dell’incontro con alcuni rappresentanti dell’Israel Defense and Security Forum ha poi trasformato il gelo in scontro aperto. L’incontro, tenuto a Bruxelles e legato al ruolo istituzionale di Picierno, è stato denunciato, mesi dopo, da un gruppo di parlamentari dem dell’intergruppo pace tra Israele e Palestina (tra i quali Laura Boldrini, Susanna Camusso, Andrea Orlando, Arturo Scotto, Nico Stumpo) come “incompatibile” con le politiche del Pd. E poco rileva che la sua condanna per il governo Netanyahu sia stata sempre netta.

Nell’area più vicina a Picierno l’episodio viene ricordato come una “gogna amica”: non una critica politica, ma un atto pubblico di delegittimazione interna. Perché, quando la contestazione avviene nel pieno di una stagione di minacce, la critica assume un peso diverso. Diventa il messaggio che il nemico esterno può colpire e che il partito, invece di proteggere, arretra o persino amplifica. 

Le aggressioni via social

E non è finita. Attorno a Picierno si muove da mesi un ecosistema di account e militanti social che conduce campagne quotidiane di aggressione personale, con toni spesso insultanti e diffamatori. Si parla, secondo fonti beninformate, di casi frequenti di contiguità politica con settori della sinistra interna vicini alla segreteria.

È un punto delicato, che nessuno formalizza come accusa diretta, ma che è parte della percezione politica maturata dalla vicepresidente. Certo è che le querele presentate per minacce, diffamazioni e campagne coordinate d’odio sarebbero ormai una ventina. A questo si somma il clima interno ai Giovani DemocraticiIl Foglio ha raccontato di chat e commenti in cui il livello dello scontro contro l’area riformista arriva a formule come: “Odio la Picierno. È una liberale di m.”.

Ma il vero nodo è politico 

Il nodo vero resta politico. Picierno sostiene da tempo che europeismosostegno a Kiev e difesa delle democrazie liberali debbano essere linee rosse, non variabili negoziabili in funzione del campo largo. La frattura sul ReArm Europe ha reso evidente la distanza: al Parlamento Ue il Pd si è diviso, con 10 favorevoli – tra cui Picierno – e 11 astenuti sulla risoluzione collegata alla difesa europea.

È solo uno dei passaggi nei quali la formula “testardamente unitari” ha mostrato il suo limite. L’unità può essere un metodo, non una dottrina. Per Picierno, il rischio è che l’alleanza con il Movimento 5 Stelle finisca per spostare l’asse del Pd su una linea più ambigua, meno atlantica, meno europea, meno netta verso Mosca.

Sul fondo resta la partita del Parlamento Ue. Nei mesi più difficili, mentre Picierno affrontava attacchi esterni e interni, Nicola Zingaretti avrebbe cominciato a lavorare agli equilibri delle delegazioni europee in vista del midterm di gennaio, con l’obiettivo – secondo ricostruzioni interne – di proporsi come vicepresidente al suo posto.

Scelte che pesano sul futuro del Pd

Ora la domanda è semplice e brutale: quanto può restare in una comunità politica chi sente che quella comunità non la protegge più? Picierno non è una dirigente marginale. È vicepresidente del Parlamento europeo, sotto scorta per le sue battaglie contro l’autoritarismo russo e per la difesa di Kiev. Se una figura così arriva a interrogarsi sull’addio, il problema non riguarda solo lei.

Riguarda la natura del Pd, i suoi leader storici e i dirigenti, a iniziare da quelli che si definiscono riformisti, la sua postura internazionale, la sua capacità di difendere i propri esponenti quando vengono colpiti per ragioni politiche. Perché un partito può dividersi su una mozione, su una candidatura, su una tattica parlamentare. Ma quando smette di proteggere chi viene minacciato per le proprie idee, la divergenza non è più soltanto politica. Diventa una questione di identità. E, per Picierno, anche di dignità personale.

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