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La fiaccola olimpica di Milano-Cortina per far crescere l’autostima

Ci sono eventi che cambiano il Dna di una città, la propria consapevolezza, il proprio orgoglio, il motivo per cui si è conosciuti all’estero”. Lo scrive Marco Castelnuovo sul Corriere della Sera riferendosi alla ‘fiaccola che accende l’autostima’: “Le olimpiadi sono il classico motore di questa trasformazione. Torino 2006 e Barcellona 1992, certamente. Ma anche —per restare ai Giochi invernali—Vancouver 2010, Sochi 2014. L’Olimpiade Milano Cortina 2026, che cominciafinalmente oggi, non sarà da meno. Finora è stato seguito il classico iter: le persone che si lamentano perché i lavori sono in ritardo, per i blocchi delle strade, perché non si avverte lo spirito olimpico, non ci sono nemmeno vessilli lungo i viali. Tutto già visto, tutto conosciuto, tutto legittimo e comprensibile. Poi, magicamente, si accende la fiaccola, partono le gare e tutto cambia. Già ieri è accaduto con l’arrivo della torcia in città e le prime sfide disputate tra Rho e l’Arena Santa Giulia. È stato bello vedere tifosi con la faccia dipinta e la maglia della propria nazionale che orgogliosamente raggiungevano a piedi le sedi delle gare. Ancora di più la folla dei milanesi al passaggio della fiaccola olimpica. Milano e Cortina non sono diventate città olimpiche per caso, ma per il loro piano di sviluppo coraggioso e sostenibile. E sì, anche per essere Giochi diffusi sul territorio, scelta culturale prima che logistica. Dà lustro a Milano ma valorizza anche territori che altrimenti resterebbero ai margini. Anche qui, Milano innova. Le Olimpiadi usano la città come una quinta. Stazioni, strade, quartieri e piazze sono parte della scena. Per due settimane una città smette di vivere solo per sé— traffico, disagi, polemiche quotidiane—e accetta di essere spazio condiviso. Non è poco, per un organismo complesso e nervoso come una metropoli. Finalmente Milano può smettere di guardarsi allo specchio. Quello che i Giochi possono restituire a Milano non è l’entusiasmo, che si spegnerà insieme alla fiaccola, ma un’autostima collettiva che ci rende orgogliosi della nostra città, delle cose fatte bene anche se un po’ di corsa, della consapevolezza di funzionare anche come una comunità. In una città abituata alle eccellenze individuali, non è cosa da poco. E l’autostima – conclude – ha un’altra ottima conseguenza: ti permette di capire e correggere gli errori senza cadere nel masochismo”.

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