La vulnerabilità dell’accordo tra Usa e Iran non ci fa stare tranquilli
Rocco Cangelosi su InPiù spiega perché l’accordo tra Usa e Iran è vulnerabile. Donald Trump ha annunciato che l’accordo con l’Iran è stato raggiunto, presentandolo come la prova che la guerra può dirsi conclusa e che Washington ha ottenuto quanto necessario per ristabilire la stabilità regionale. Ma l’intesa, pur formalmente chiusa e che dovrebbe essere firmata venerdì in Svizzera, resta circondata da molte incognite. Trump punta ora ad arrivare stasera al G7 di Evian con un successo politico da esibire e con l’idea di spingere gli europei ad assumersi maggiori responsabilità sul fronte ucraino, che considera sempre più un dossier “di loro competenza”. Sul tavolo dei leader ci saranno anche le conseguenze economiche della chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha scosso i mercati energetici e alimentato nuove pressioni sull’economia globale. La stabilità del commercio internazionale dipende in larga parte dalla tenuta dell’intesa con Teheran, ma il contesto regionale rimane estremamente instabile. A questo si aggiunge il problema dei dazi americani ,che continuano a gravare sulle principali economie mondiali. A complicare il quadro sono i raid israeliani in Libano, che sono finora proseguiti senza segnali di de‑escalation. Tel Aviv non sembra intenzionata a sospendere le operazioni, e questo rappresenta un fattore di rischio diretto per l’accordo appena annunciato: ogni nuova incursione può essere interpretata da Teheran come una provocazione, capace di far deragliare un equilibrio diplomatico che, dietro la retorica del successo, resta fragile.
La realtà è che l’intesa USA‑Iran, pur se sottoscritta dalle due parti, è esposta a molteplici vulnerabilità: la pressione israeliana sul fronte libanese, le resistenze interne a Washington, la diffidenza di Teheran dopo mesi di escalation. Ogni elemento può trasformarsi in un detonatore politico, mettendo a rischio la credibilità stessa dell’accordo. Sul fronte ucraino, le prospettive non sono più rassicuranti. La Russia subisce attacchi sempre più profondi sul proprio territorio, mentre l’Europa resta divisa tra chi vuole accelerare verso un compromesso e chi teme che ogni concessione rafforzi Mosca. Trump, dal canto suo, insiste nel considerare la questione come un compito europeo, segnale di un progressivo disimpegno americano. Evian sarà dunque un vertice segnato da fragilità e incognite: un accordo con l’Iran che può essere rimesso in discussione da un singolo raid, un conflitto in Ucraina senza sbocchi immediati e un’economia globale che paga il prezzo della crisi nello Stretto di Hormuz. I leader del G7 dovranno misurarsi con un equilibrio che resta provvisorio e con rischi che nessuno può permettersi di ignorare.





