Montedomini nel mirino del ministro del Turismo Mazzi che definisce la vicenda “sconcertante”
La vicenda Montedomini approda anche sul tavolo del governo, scrive La Nazione. Dopo le interrogazioni parlamentari presentate da Fratelli d’Italia e Lega, ieri è intervenuto il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, che ha usato parole durissime sul caso degli affitti brevi negli immobili concessi dall’Asp fiorentina. “La vicenda Montedomini è sconcertante e lascia l’amaro in bocca. La sindaca Funaro fa campagna contro B&B e affitti brevi ma poi si scopre che un’azienda pubblica di servizi alla persona del Comune di Firenze, nata cinque secoli fa con finalità sociale, destina parte del proprio patrimonio immobiliare ad affitti turistici commerciali a scopo di lucro. Non ci si crede. Quanto prima riferirò in Senato, rispondendo alle interrogazioni parlamentari di denuncia su questa vergogna”, ha concluso.
Per il ministro si tratta dell’ennesima dimostrazione di una “doppiezza” della sinistra: “Le istituzioni pubbliche devono agire con trasparenza e portare benefici alla collettività, non prevedere regole per gli altri ed eccezioni in casa propria”. Al ministro Mazzi risponde l’assessore al Turismo Jacopo Vicini: “Sulla vicenda Montedomini, il ministro dimostra di non conoscere né i fatti né il lavoro che Palazzo Vecchio sta portando avanti sugli affitti brevi. È l’ennesima polemica costruita senza approfondire ciò di cui si parla. Da mesi i Comuni chiedono una legge nazionale che consenta di regolamentare gli affitti brevi, come già avviene nei principali Paesi europei. Da questo Governo, invece, non è arrivata alcuna risposta concreta”.
Intanto il 3 agosto annuncia una giornata decisiva. Alle 9 si riunirà la Commissione Controllo di Palazzo Vecchio, che ascolterà il presidente di Montedomini, Maurizio Frittelli, assente nella precedente seduta del 30 luglio. Intanto, l’intervento della sindaca Sara Funaro, che ieri ha difeso l’operato del consiglio di amministrazione e parlato di “strumentalizzazioni” sul caso, ha nel frattempo acceso ulteriormente lo scontro politico.
Il presidente della Commissione Controllo, Paolo Bambagioni (Lista Schmidt), chiede “un chiarimento immediato”. “Se non verranno fuori risposte chiare e nette – afferma – dovremo ritenere fondate le accuse avanzate da Salviamo Firenze, dalla consigliera Cecilia Del Re e dal senatore Matteo Renzi”. Anche il suo collega di partito, Massimo Sabatini è tranchant: “La Sindaca Funaro non può chiamare ’macchina del fango’ chi le mette davanti atti, date e responsabilità. Non è fango denunciare il circuito di nomine e contro-nomine che, negli anni, ha fatto ruotare spesso le stesse persone negli snodi di comando del sistema comunale”.
Dal fronte di Spc, Dmitrij Palagi contesta la ricostruzione della sindaca: “Su Montedomini e Piano Casa ha sbagliato le date, non solo le scelte. I contratti di via Guelfa 83, 81 e 77 sono stati firmati tra dicembre 2024 e agosto 2025, quindi dopo il blocco urbanistico nell’area Unesco e dopo il nuovo regolamento comunale. Non sono lezioni: sono date. Farebbe bene a studiare meglio la vicenda”. E prosegue anche il botta e risposta tra FdI e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Dopo che il governatore aveva accusato il senatore Paolo Marcheschi di “ignoranza legislativa” per aver chiesto il commissariamento di Montedomini, il parlamentare replica citando il decreto legislativo 207 del 2001, che, a suo giudizio, attribuisce alla Regione poteri sostitutivi in presenza di gravi violazioni di legge o irregolarità. Il gruppo di FdI in Consiglio regionale ha già annunciato la presentazione di un’interrogazione sul caso.
Anche il consigliere comunale meloniano Giovanni Gandolfo punta il dito contro Palazzo Vecchio: “Dal suo insediamento la sindaca avrebbe potuto modificare gli indirizzi di Montedomini prima di vietare gli affitti brevi ai privati. Si è invece mantenuto un doppio standard: ciò che era consentito al pubblico è stato vietato ai cittadini”.
Durissima, infine, la replica del comitato Salviamo Firenze, che aveva sollevato la vicenda: “La parola chiave è credibilità. Sembra che la sindaca non colga la gravità della vicenda e difenda l’indifendibile. Finirà che la colpa sarà attribuita a chi ha fatto emergere il caso”.





