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Contrario all’assorbimento del Monte dei Paschi da parte di Intesa Sanpaolo

Claudio Marignani.

Mi è stato chiesto quale sia la mia posizione sulla vicenda Intesa-Mps. La esprimo con chiarezza.

Io sono contrario all’operazione di assorbimento di Mps da parte di Intesa Sanpaolo (Bper/Unipol).

Non per motivi ideologici o solo campanilistici, ma perché ritengo che il percorso intrapreso dal Monte negli ultimi anni abbia dimostrato risultati che fino a poco tempo fa apparivano impensabili.

Luigi Lovaglio ha ereditato una situazione estremamente complessa. Eppure è riuscito a riportare la banca a utili significativi, a completare il percorso di uscita dello Stato dalla posizione dominante, a restituire credibilità all’istituto sui mercati e a ridare fiducia e orgoglio a migliaia di dipendenti. Soprattutto, ha riportato Mps al centro della finanza italiana, fino ad arrivare all’operazione Mediobanca che ha completamente ribaltato una narrazione che per anni vedeva Siena soltanto come soggetto destinato a essere acquistato.

Oggi, per la prima volta dopo molto tempo, non siamo di fronte a una banca da salvare, ma a una banca tornata protagonista.

Per questo faccio fatica a comprendere la logica di un’operazione che appare finalizzata soprattutto a interrompere questo percorso.

Mi preoccupa inoltre il fatto che il progetto Intesa preveda fin dall’inizio il trasferimento di una parte importante delle attività verso l’asse BPER-Unipol per ragioni antitrust. Questo significa che non siamo davanti neppure a una semplice integrazione, ma a un’operazione di frammentazione che disperderà identità, funzioni e capacità decisionale.

La mia principale preoccupazione, tuttavia, non riguarda la finanza, ma Siena.

Chi conosce la storia della città sa bene che il valore del Monte non è mai stato rappresentato soltanto dalle filiali o dal marchio. Il vero valore è sempre stato costituito dalle direzioni, dalle competenze, dai posti di lavoro qualificati, dall’indotto professionale e dalla presenza di un centro decisionale capace di incidere sul territorio.

Un assorbimento/frammentazione non può che portare, nella migliore delle ipotesi,  a una progressiva perdita di queste funzioni, con conseguenze economiche, occupazionali, immobiliari che Siena non può permettersi. 

Naturalmente saranno gli azionisti a decidere. E il loro orientamento sarà determinante nell’esito finale dell’operazione. Penso alle posizioni di soggetti rilevanti come Delfin, Caltagirone e agli altri azionisti  di riferimento.

Da parte mia, però, la convinzione resta la stessa: Siena ha già pagato un prezzo enorme per gli errori del passato. Oggi che il Monte è tornato forte, credibile e centrale, ritengo che il percorso avviato debba essere difeso e completato, non interrotto.

Contrario all’assorbimento del Monte dei Paschi da parte di Intesa Sanpaolo

Il Monte dei Paschi, la senesità e

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