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Lovaglio esplora opzioni alternative tra cui una possibile acquisizione di Banco Bpm

Il Financial Times rivela che l’ad di Banca Monte dei Paschi di Siena Luigi Lovaglio starebbe pensando esplorando opzioni alternative per contrastare l’offerta pubblica di acquisto ostile lanciata da Intesa Sanpaolo, tra cui una possibile acquisizione di Banco Bpm, dopo che venerdì sono naufragati i colloqui per una “fusione tra pari” tra i due istituti di minori dimensioni. Lo scrive il Financial Times.

Secondo fonti vicine al dossier, una delle ipotesi allo studio dell’amministratore delegato di Banca Mps Luigi Lovaglio, è proprio l’acquisizione di Banco Bpm, operazione che il manager sostiene da tempo.

Le stesse fonti riferiscono che Lovaglio stava valutando la possibilità di avviare un dialogo con Crédit Agricole, principale azionista di Banco Bpm. Tuttavia, nel fine settimana non sarebbe stato preso alcun contatto e l’operazione non proseguirebbe qualora il management della banca francese non fosse disponibile ad aprire un confronto.

Venerdì l’amministratore delegato di Crédit Agricole, Olivier Gavalda, ha dichiarato che il gruppo “analizzerà qualsiasi progetto solido valutandone l’interesse strategico, i rischi di esecuzione e la capacità di creare valore nel lungo periodo per tutti gli azionisti di Banco Bpm”

Ha però aggiunto che, “allo stato attuale, è molto difficile comprendere come una combinazione tra Mps e Banco Bpm possa generare valore per gli azionisti di Banco Bpm”.

Qualora Mps decidesse di procedere con l’acquisizione, l’operazione potrebbe assumere la forma di una fusione concordata mediante scambio di azioni, negoziata direttamente con Crédit Agricole. In questo scenario, Mps e Banco Bpm definirebbero un rapporto di concambio e la banca francese conferirebbe la propria partecipazione, prossima al 30%, nel nuovo gruppo risultante dalla fusione.

Una struttura di questo tipo consentirebbe di limitare l’impiego di liquidità e renderebbe l’operazione più semplice da realizzare. Resterebbero però da definire aspetti fondamentali quali la governance, la rappresentanza nel consiglio di amministrazione, le partnership commerciali e la quota finale detenuta da Crédit Agricole nel nuovo gruppo.

Mps, che questa settimana presenterà i risultati del primo semestre, aveva dichiarato già a febbraio di disporre di capitale in eccesso sufficiente per sostenere eventuali acquisizioni.

La possibile iniziativa di Lovaglio rappresenta l’ultimo sviluppo di una vicenda iniziata quasi due mesi fa, quando Banco Bpm aveva contattato Mps proponendo l’avvio di negoziati per una fusione tra pari. Il giorno successivo, Intesa Sanpaolo aveva però lanciato un’offerta da 30,6 miliardi di euro sulla banca senese, superando di fatto la manifestazione di interesse di Banco Bpm.

Il mese scorso Crédit Agricole ha incrementato la propria partecipazione in Banco Bpm fino al 29,3%. Venerdì, le dichiarazioni di Gavalda – secondo cui il gruppo francese non aveva ricevuto alcuna informazione su una possibile fusione tra Banco Bpm e Mps – unite all’affermazione del suo vice che la presenza azionaria di Crédit Agricole lo rendeva un interlocutore indispensabile in qualsiasi operazione, hanno spinto Banco Bpm ad abbandonare le discussioni preliminari con Mps.

In seguito a tali sviluppi, Mps ha dichiarato di “rimanere concentrata sull’attuazione del proprio piano di crescita e sull’integrazione di Mediobanca, continuando al tempo stesso a valutare tutte le opzioni strategiche nell’interesse di tutti gli stakeholder”.

Crédit Agricole ha inoltre lasciato intendere di vedere favorevolmente un’eventuale integrazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia.

Lovaglio deve però affrontare una situazione complessa anche all’interno del consiglio di amministrazione di Mps, profondamente diviso sulla sua strategia. La scorsa settimana quattro consiglieri hanno criticato il suo approccio alle operazioni straordinarie in una lettera, mentre il principale azionista, Francesco Gaetano Caltagirone, ha espresso pubblicamente la propria contrarietà a un’integrazione con Banco Bpm in un’intervista rilasciata ai media italiani.

Poiché Mps è soggetta alla cosiddetta “passivity rule” prevista dalla normativa italiana durante il periodo di validità dell’offerta di Intesa Sanpaolo, qualsiasi operazione alternativa richiederebbe l’approvazione degli azionisti in un’assemblea straordinaria prima che l’amministratore delegato possa procedere.

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