Agguato al numero due dei servizi segreti russi e Mosca accusa Kiev
Ariel Piccini Warschauer.
Un nuovo sussulto di violenza scuote il cuore di Mosca, riportando lo spettro degli attentati mirati tra i palazzi del potere russo. Questa volta l’obiettivo è di altissimo profilo: il generale Vladimir Alekseev, 64 anni, primo vicecapo del Gru (l’intelligence militare russa) e figura centrale nei delicatissimi equilibri diplomatici sotterranei tra Russia, Ucraina e Stati Uniti.
L’agguato sulla Volokolamskoye
L’attentato si è consumato in pochi istanti in un edificio residenziale sull’autostrada Volokolamskoye. Secondo la portavoce del Comitato Investigativo, Svetlana Petrenko, un uomo non identificato avrebbe esploso diversi colpi di pistola contro il generale prima di dileguarsi nel nulla. Alekseev, ferito ma vivo, è stato trasportato d’urgenza in uno degli ospedali della capitale. Le sue condizioni rimangono riservate, ma il riverbero politico dell’azione è già esploso con violenza.
L’affondo di Lavrov
Non si sono fatte attendere le reazioni del Cremlino. Il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, è intervenuto direttamente in televisione puntando il dito contro l’Ucraina. «Questo atto terroristico — ha dichiarato il capo della diplomazia russa — conferma la tendenza del regime di Zelensky a provocazioni volte a far deragliare il processo negoziale».
Il riferimento non è casuale: Alekseev non è solo un alto ufficiale dell’intelligence, ma ricopre il ruolo di primo vice del capo della delegazione russa — guidata da Igor Kostyukov — impegnata nei recenti colloqui ad Abu Dhabi. Colpire lui significa, simbolicamente e materialmente, colpire uno dei canali di comunicazione ancora aperti tra i belligeranti.
Un profilo controverso: dalla Siria alle sanzioni
Il generale Alekseev rappresenta l’anima più operativa e, per certi versi, oscura del Gru. La sua carriera è costellata di incarichi di massima delicatezza: Si è distinto nel 2015 nel coordinamento delle operazioni a sostegno del regime di Bashar al-Assad. Dal 2016 è sotto sanzioni USA per i presunti attacchi informatici volti a influenzare le elezioni presidenziali americane. Nel 2019 l’Unione Europea lo ha sanzionato per il coinvolgimento nell’avvelenamento dell’ex spia russa a Salisbury.
Il rischio di un vicolo cieco
Mentre le indagini proseguono a Mosca, la comunità internazionale osserva con apprensione. Se venisse confermata la “pista ucraina”, il fragile filo dei dialoghi intrapresi negli Emirati Arabi potrebbe spezzarsi definitivamente, lasciando spazio solo alla logica delle armi. In un conflitto che ha già mietuto troppe vittime civili, l’eliminazione dei “pontieri” — pur se in divisa — rischia di allontanare ulteriormente quella pace giusta e duratura che il mondo invoca.





