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L’Iran continua la crociata contro l’Italia: “Fornire sostegno logistico è contributo all’aggressione”

Ariel Piccini Warschauer.

Non si ferma l’offensiva mediatica e diplomatica del regime degli ayatollah contro l’Italia. Teheran alza ancora il tiro e lancia nuove minacce, neanche troppo velate, all’indirizzo del governo italiano. L’ultimo affondo arriva direttamente da X (l’ex Twitter), dove il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha preso di mira l’Italia innescando una pericolosa escalation verbale che fa seguito alle recenti e discusse dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte.

L’attacco di Teheran

Il portavoce iraniano non ha usato giri di parole, accusando apertamente l’Italia di complicità nei conflitti in corso in Medio Oriente. Ripostando un articolo incentrato sulle recenti dichiarazioni della premier Giorgia Meloni – che aveva fermamente smentito ogni coinvolgimento diretto o aiuto logistico a Stati Uniti e Israele nelle operazioni militari contro l’Iran – Baqaei ha twittato parole al veleno: “Fornire sostegno tecnico e logistico agli aggressori non è altro che un contributo chiaro e diretto a un’aggressione illegale, un atto sfacciato di aggressione e una grave violazione del diritto internazionale”. Un attacco frontale che tenta di incastrare l’Italia nel ruolo di “co-belligerante”, ignorando i ripetuti sforzi diplomatici di Roma per la de-escalation nella regione.

Il contesto e lo scudo di Palazzo Chigi

La polemica era divampata nei giorni scorsi, alimentata dalle parole del capo della Nato Rutte, che avevano sollevato polveroni e interpretazioni ambigue sul ruolo logistico dei paesi dell’Alleanza Atlantica. La risposta di Palazzo Chigi era stata immediata e categorica: nessuna base italiana e nessun supporto strategico sono stati utilizzati per colpire il territorio iraniano.

Ma a Teheran la verità dei fatti conta poco. La propaganda del regime ha bisogno di bersagli occidentali per giustificare la propria postura aggressiva. La “crociata” mediatica contro l’Italia dimostra come il governo Meloni, per la sua linea di fermezza transatlantica e di difesa del diritto all’esistenza di Israele, sia finito nel mirino dei falchi sciiti.

Uno scenario ad alta tensione

La mossa di Baqaei non è solo un tweet isolato, ma riflette la strategia di pressione psicologica che l’Iran esercita sui partner europei, nel tentativo di incrinare il fronte occidentale. Resta da capire come risponderà nelle prossime ore la Farnesina a quella che, a tutti gli effetti, si configura come una grave e infondata provocazione diplomatica nei confronti del nostro Paese. L’Italia non si fa intimidire, ma il livello di allerta resta massimo.

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