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I numeri della criminalità, la percezione e la realtà

Ariel Piccini Warschauer.

I numeri del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) meritano un’analisi.

L’egemonia nei reati di strada

I numeri, anzitutto. Su circa 793mila persone denunciate o arrestate in Italia nell’ultimo anno, i cittadini stranieri sono 271.026. Parliamo del 34,1% del totale. Una percentuale enorme se rapportata all’effettiva presenza della popolazione immigrata regolare sul territorio nazionale (che si attesta intorno all’8,5-9%). Significa che un terzo dei presunti autori di reato identificati dalle nostre Forze dell’Ordine non è italiano.

Ma il dato si fa ancora più allarmante se si scava nella tipologia dei reati, quelli che colpiscono quotidianamente i cittadini, i commercianti, i quartieri delle nostre città. Quando si parla di reati “predatori”, la percentuale dei cittadini non italiani sfiora la metà del totale: sono stranieri il 45% dei denunciati per furto e ben il 47% di quelli per rapina. Una vera e propria emergenza della criminalità di strada che incide direttamente sulla qualità della vita e sulla libertà dei cittadini, costretti a fare i conti con stazioni centrali trasformate in zone franche e quartieri periferici sotto scacco.

Un miliardo di euro all’anno per le carceri

Questa fotografia trova un riflesso identico e speculare dietro le sbarre. Nelle carceri italiane, cronica sede di sovraffollamento e tensioni, i detenuti stranieri rappresentano il 31,8% della popolazione carceraria complessiva. Tradotto in carne, ossa e burocrazia: circa 17.500 reclusi su 56mila totali.

Ed è qui che la questione di sicurezza si trasforma in un gigantesco danno economico per i contribuenti. Mantenere un detenuto in una struttura penitenziaria italiana ha un costo che oscilla tra i 145 e i 150 euro al giorno. Questa cifra comprende gli stipendi della Polizia Penitenziaria (spesso sotto organico e costretta a turni massacri), il personale civile, la manutenzione di strutture fatiscenti e il vitto. Calcolatrice alla mano, la permanenza dei soli detenuti stranieri costa allo Stato italiano – e quindi alle tasche dei cittadini – una cifra che oscilla tra i 900 milioni e il miliardo di euro ogni anno. Una somma monstre che viene sottratta a possibili investimenti per il potenziamento delle stesse forze dell’ordine, per la difesa del territorio o per il sostegno alle famiglie italiane.

Il costo dell’illegalità

Nessuno nega che la criminalità sia un fenomeno complesso e che la maggior parte degli immigrati regolari lavori onestamente. Ma i numeri dicono anche che i flussi migratori fuori controllo e la totale assenza di politiche di espulsione efficaci per i clandestini hanno creato una sacca di illegalità permanente. Se la criminalità generale e l’indotto dell’insicurezza costano al sistema economico italiano tra i 25 e i 40 miliardi di euro l’anno (stime Confcommercio), è evidente che la componente legata alla criminalità d’importazione ne rappresenta una fetta drammaticamente pesante.

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