Per Travaglio la visita di Renzi a Obama conferma che esiste una sinistra guerrafondaia
Il direttore Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano critica quella che definisce la “sinistra guerrafondaia”, prendendo spunto dalla partecipazione di Matteo Renzi all’inaugurazione dell’Obama Presidential Center di Chicago. Secondo l’autore, la celebrazione di Barack Obama rappresenta un paradosso, considerando che durante i suoi due mandati gli Stati Uniti hanno condotto operazioni militari in numerosi Paesi, dall’Afghanistan all’Iraq, fino a Siria, Libia, Somalia, Yemen e Pakistan. Travaglio attribuisce inoltre all’amministrazione Obama un ruolo nelle cosiddette “primavere arabe”, ritenute responsabili della destabilizzazione della Libia, della caduta di Gheddafi e degli sviluppi politici in Egitto. Sul fronte ucraino, sostiene che il confronto con la Russia abbia preso forma già sotto George W. Bush e sia proseguito durante la presidenza Obama, anche attraverso il sostegno alle proteste di Maidan. L’editorialista osserva che all’inaugurazione erano presenti anche George W. Bush, Bill Clinton e Joe Biden, mentre Donald Trump non era stato invitato. A suo giudizio, i quattro ex presidenti sarebbero responsabili di numerosi conflitti militari e, se il diritto internazionale fosse applicato in modo uniforme, dovrebbero essere giudicati come altri leader accusati di crimini di guerra. Critica inoltre la scelta di Enrico Letta di celebrare l’evento con un messaggio di apprezzamento verso gli Stati Uniti. Nel finale, Travaglio evidenzia quella che considera una contraddizione del centrosinistra: mentre vengono rivolte critiche a Giorgia Meloni per il rapporto con Trump, Renzi continua a far parte dell’area progressista nonostante il suo sostegno a figure politiche americane che, secondo l’autore, hanno avuto un ruolo centrale nei principali conflitti degli ultimi decenni.





