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La lite con Trump avrà un effetto limitato sul consenso per Meloni, ma Giorgia deve aver paura di Vannacci

Il perofessor Paolo Feltrin, politologo e docente di Scienza della politica, è stato intervistato dal Quotidiano Nazionale per conoscere la sua opinione si quanto può pesare per Giorgia Meloni lo scontro con Trump a livello di consenso.

«Se si votasse domattina un effetto ci sarebbe, ma siccome manca un anno alle elezioni la mia impressione è che, tutto sommato, l’impatto sarà limitato. Se ce ne fosse bisogno c’è tempo per recuperare e poi non è la politica estera il tema su cui si perde davvero il consenso nel nostro Paese. È un tema sempre più importante, ma le elezioni si vincono o si perdono su altro, in particolare sulle questioni economiche. La gente vota più con il portafoglio che guardando ai grandi interessi nazionali».

La lite con Trump può sfociare in ritorsioni economiche?

«Bisogna vedere se davvero capiterà qualcosa. Che ci sia una preoccupazione in questo senso nei gruppi dirigenti e negli uomini d’affari è comprensibile, ma che questo già oggi si manifesti a livello popolare ci credo poco, semmai il problema che ha Meloni è più su temi interni, a cominciare da Vannacci. È lì che nei prossimi mesi si giocherà la rielezione o meno a capo del governo».

Quanto è ‘pericoloso’ un Vannacci battitore libero per il centrodestra? 

«In termini astratti moltissimo. C’è un malessere nel Paese e il malessere, da decenni, sale sul primo treno che passa. È capitato con la primissima Lega, con la seconda, con Segni, ricorda? Il 95% degli italiani ha votato per l’abolizione delle preferenze, mica ci credeva… Poi hanno votato Renzi e la sua rottamazione, poi i Cinquestelle… Anche il referendum sulla riforma della giustizia era un altro treno con cui manifestare il malessere. Meloni fa bene ad essere preoccupata ma, come si dice, spesso la panna si smonta da sola. Per crescere Vannacci sta raccogliendo anche gente che aveva qualche carica e ha l’unica ambizione di tornare a sedersi da qualche parte, questo può provocare conflitti nel partito».

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