Troppi leader occidentali hanno scelto di assecondare Trump con elogi e atteggiamenti di compiacenza
Mario Del Pero sul Domani critica la strategia di diversi leader occidentali che, a giudizio dell’autore, hanno scelto di assecondare Donald Trump attraverso elogi e atteggiamenti di compiacenza. Del Pero cita in particolare il segretario generale della Nato Mark Rutte, accusato di aver enfatizzato il ruolo di Trump nell’aumento delle spese militari europee e di averne costantemente alimentato l’ego, ma richiama anche gli atteggiamenti del presidente della Fifa Gianni Infantino, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del presidente francese Emmanuel Macron. Secondo l’autore, questa impostazione nasce dall’idea che l’adulazione possa favorire un rapporto più produttivo con un leader sensibile al riconoscimento personale, una pratica che ha precedenti nella storia della diplomazia. Del Pero sostiene tuttavia che, nel caso di Trump, tale approccio si riveli inefficace e persino controproducente. A suo giudizio, la politica estera dell’attuale amministrazione americana è caratterizzata da ambizioni neo-imperiali, da una concezione fortemente gerarchica dei rapporti internazionali e da un uso della superiorità statunitense come strumento di pressione. In questo contesto, atteggiamenti considerati troppo accondiscendenti finirebbero per rafforzare la percezione della debolezza degli interlocutori, alimentando ulteriormente l’arroganza della Casa Bianca. L’autore richiama anche le recenti tensioni tra Trump e Meloni come esempio dei limiti di questa strategia e osserva che la ricerca di un rapporto privilegiato con Washington rischia di trasformarsi in una competizione tra alleati per ottenere il favore del presidente americano. Del Pero conclude che, in una fase internazionale così delicata, l’Europa e la Nato avrebbero bisogno non di gesti di compiacenza, ma di maggiore fermezza, autorevolezza e capacità di difendere le proprie posizioni nei confronti degli Stati Uniti.





