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Svolta a Washington, accordo di cessate il fuoco tra Israele e Libano

Ariel Piccini Warschauer.

Svolta diplomatica a Washington: Israele e Libano hanno raggiunto un’intesa di massima per un cessate il fuoco sul fronte settentrionale. Un accordo che punta a stabilizzare l’area dopo mesi di scontri, anche se la realtà sulla Blue Line resta fragile: la scorsa notte un attacco a una base ONU ha ucciso un casco blu, e in mattinata sono proseguiti i raid con droni nel sud del Libano.

Il pilastro dell’intesa, annunciata dal Dipartimento di Stato USA, è il ritiro di Hezbollah al di sopra del fiume Litani, applicando la Risoluzione 1701 dell’ONU. Per evitare vuoti di potere, il piano introduce un meccanismo graduale basato sulle cosiddette “zone pilota”:

Le Forze di Difesa Israeliane si ritireranno progressivamente da aree predefinite.

Il controllo del territorio passerà all’esercito regolare libanese (LAF), con l’esclusione di attor non statali come le milizie sciite di Hezbollah, guidate dagli ayatollah iraniani.

Le parti riprenderanno i colloqui politici e di sicurezza nella settimana del 22 giugno per un accordo globale.

La fragilità della tregua è confermata dalla tragedia avvenuta vicino a Marjayoun. Un colpo di mortaio ha colpito una base Unifil. La vittima è il sergente maggiore serbo Milovan Jovanovic, 37 anni, deceduto all’alba a Beirut. Altri due peacekeeper sono rimasti feriti; nessun italiano è rimasto coinvolto. L’Unifil ha avviato un’indagine parlando di possibili crimini di guerra. Palazzo Chigi e il Ministro Crosetto hanno espresso ferma condanna e cordoglio alla Serbia, ribadendo il sostegno italiano alla stabilità dell’area.

L’accordo nasce comunque tra forte scetticismo e opposizioni interne.

In Israele, il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha definito la tregua un «grave errore»: «Hezbollah non ha lasciato l’area a sud del Litani. Bisogna saper dire di no anche al presidente USA».

Sul fronte opposto, Hezbollah ha respinto l’accordo mediato dagli Stati Uniti. Il gruppo ha comunicato al presidente libanese Joseph Aoun il proprio rifiuto, dettando tre condizioni: ritiro totale israeliano dal Libano, ritorno degli sfollati con avvio della ricostruzione e rilascio dei prigionieri libanesi.

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