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Schlein e Vannacci all’attacco di Meloni su un esponente di destra al Quirinale e le preferenze

Elly Schlein (nella foto) fa risuonare la sirena d’allarme: “L’obiettivo della riforma elettorale del centrodestra è portare Meloni, o direttamente La Russa, al Quirinale”. La reazione del campo largo alla mossa della premier – che ha gettato sul tavolo delle riforme la presidenza della Repubblica – non poteva che essere immediata e durissima, scrive il Quotidiano Nazionale. La segretaria del Pd evoca il nome più divisivo per il popolo di sinistra, Ignazio La Russa. E sebbene sia improbabile che Meloni pensasse proprio al presidente del Senato, sapeva di consegnare alle opposizioni un’arma retorica formidabile. “Al Colle non può andare un capo politico”, chiosa Schlein, consapevole che per l’elettorato progressista non esiste argomento più mobilitante del rischio di una “presa della fortezza” da parte della destra. Stavolta la premier ha scelto il gioco più pericoloso. Una mossa obbligata per blindare il “voto utile” ed evitare emorragie di consensi a favore di Futuro Nazionale, qualora non si arrivi a un’intesa. Lei ha persino trattato il generale Roberto Vannacci alla stregua di un leader dell’opposizione, fissando implicitamente la sua condizione per aprire il dialogo, riassunta brutalmente da Federico Mollicone: “Smetta di votarci contro, poi ne parliamo”. La replica del Generale non si è fatta attendere e ha contrattaccato sul terreno più scivoloso: “Presidente Meloni, se non vuole perdere completamente la faccia, dia un segnale sulle preferenze. Servono preferenze vere, senza posizioni bloccate e parlamentari nominati. Tiri fuori gli attributi almeno su questo”.

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