Rubio fa i complimenti a Meloni perché gli Stati Uniti vogliono dividere l’Europa
Marco Rubio scrive a Giorgia Meloni complimentandosi per l’impegno dell’Italia nell’area dello Stretto di Hormuz, nonché per altri aspetti collaterali, tipo l’aumento delle spese militari e lo sforzo di negoziato per la guerra tra Russia e Ucraina. Per il Quotidiano Nazionale sono complimenti che hanno uno scopo preciso: dividere l’Europa. A parte che a Hormuz non ci siamo ancora e che sfugge il peso concreto di quest’ultimo sforzo tra Russia e Ucraina, c’è qualcosa di molto dubbio nelle parole di Rubio. Non sembrano sinceramente costruttive. Risalendo di quarant’anni indietro, bisogna andare al 1987 per trovare un invito espresso degli Stati Uniti di Reagan all’Italia per un impiego diretto nello Stretto di Hormuz. In quell’occasione l’Italia, insieme ad altri Paesi europei (Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Belgio) venne coinvolta nell’Operazione Golfo 1 che vide il nostro Paese, per più di un anno, collaborare attivamente per mantenere aperto lo Stretto, sminarne le acque e rintuzzare gli attacchi dei “Guardiani della rivoluzione” iraniani (che errano riusciti a colpire la portacontainer italiana “Jolly Rubino”).
In quel settembre 1987 scadeva il settimo anno di guerra tra Iran e Iraq, entrambi stremati dal lungo conflitto, ma c’era concordia tra europei e statunitensi circa gli obiettivi strategici da conseguire: tenere lo Stretto aperto ad ogni costo. C’era anche maggiore coerenza nell’azione statunitense, non viziata da continui stop and go e soprattutto non c’era il fattore I (Israele) di mezzo.
Oggi nessuno crede alla sincerità delle parole di Rubio, che loda Meloni ma non ha una chiara strategia nei confronti degli alleati europei, svillaneggiati continuamente sia da Trump sia da Vance. Non c’era, all’epoca, l’Unione europea con le sue potenzialità inespresse, c’era solo una Nato più coesa; ma soprattutto la situazione internazionale non prevedeva neppure il fattore C (Cina), che oggi soffre pesantemente a causa di Hormuz (e questa sofferenza influenza le priorità di Trump).
Insomma, bando alle congratulazioni inutili: Rubio ringrazia ma è contento che oggi all’Ue manchi una visione strategica complessiva che ponga alla base di ogni sforzo comune una reale integrazione politica che renderebbe l’Ue un competitor reale per gli Usa. Nessun riarmo ha senso se la ‘collettività’ europea resta composta da Stati sovrani che sulla difesa e sulla politica estera pensano ognuno per i fatti propri; ma soprattutto, nella situazione attuale, con i dubbi espressi da Meloni a suo tempo verso la coalizione dei volonterosi europei, le parole di Rubio suonano, di nuovo, divisive, come ogni atto che l’amministrazione Trump compie da mesi nei confronti degli europei: divide et impera. Quindi andiamoci piano con l’orgoglio: è dal 1949 che la nostra politica estera ruota su due assi, atlantismo ed europeismo, ma l’asse europeo dal 2002 è di gran lunga quello più strategico per il nostro futuro, di italiani ed europei, ben più di quello atlantico, asse mosso in maniera incoerente dall’amministrazione Trump.
le parole di Rubio suonano divisive come ogni atto che l’amministrazione Trump compie da mesi nei confronti degli europei
Come media potenza regionale mediterranea, non possiamo eludere sfide e impegni nell’area di interesse europeo, e dobbiamo emanciparci dalla sudditanza verso una politica estera che non controlliamo e che, pericolosamente, come in Polonia e nella regione baltica, torna a parlare la lingua del dispiegamento di armi nucleari. In quello scenario saremo chiamati a dire dove ci poniamo, e come, e i complimenti non saranno sufficienti.





