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Quell’invito a Zelensky ad accettare le condizioni di Mosca proprio nel giorno dell’ennesima strage

Al Senato è successa una cosa sconcertante ma anche rivelatoria, proprio nel giorno tragico dell’attacco indiscriminato russo alla popolazione civile di Kyjiv che ha fatto altri ventitré morti e cento feriti, l’ennesima strage di una guerra d’aggressione imperialista del Cremlino che sarebbe dovuta durare un paio di giorni – almeno secondo gli utili idioti del Cremlino che prima negavano che Mosca avrebbe mai attaccato l’Ucraina, poi spiegavano che l’armata rossa sarebbe stata accolta a braccia aperte dagli ucraini e ora giurano che Vladimir Putin sta vincendo alla grande – anche se la guerra infuria da più tempo di quanto sia durata l’intera Prima Guerra mondiale. Christian Rocca su Linkiesta commenta la posizione del senatore del Pd Alessandro Alfieri.

Ospite della Commissione Esteri e Difesa del Senato, presieduta da Maurizio Gasparri, è stato invitato l’ambasciatore ucraino Ihor Brusylo, ex consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, per aggiornare i senatori (cui si è rivolto con un italiano imparato in pochi mesi e in alcuni casi migliore rispetto a quello di chi lo ascoltava) sulla situazione sul campo di battaglia e sulle esigenze militari degli ucraini. 

La cosa sconcertante è stata innanzitutto la povertà intellettuale e strategica degli interventi dei senatori, con l’eccezione di Enrico Borghi di Italia Viva (che quando si toglie la sciarpa da ultrà di calcio è uno serio). 

Sugli interventi dei rappresentanti della Lega e dei Cinquestelle è meglio sorvolare per favorire ai lettori una sana digestione, specie con questo caldo, anche se non si può fare a meno di raccontare che il grillino Bruno Marton, oltre a varie cose assurde tipo che la Costituzione ucraina ripudierebbe la pace, ha chiesto conto e soddisfazione all’ambasciatore sulla fine che faranno i bambini ucraini rifugiati di guerra e ospitati in Italia che, a detta del senatore, ormai molti suoi amici considerano figli loro, e quindi guai a toglierglieli. E tutto questo senza fare minimamente cenno al destino delle decine di migliaia di bambini ucraini rapiti dai russi e indottrinati in cattività a odiare genitori e terra di origine. Dai parlamentari di Lega e Cinquestelle non potevamo aspettarci niente di diverso, anche se ogni volta fa impressione constatare a quale punto arrivino. 

L’intervento più sbalorditivo però è stato quello del senatore del Pd Alessandro Alfieri, già esponente della componente riformista, parlandone da viva, ora di Energia popolare, qualunque cosa sia, e pure esperto di questioni internazionali avendo un breve trascorso professionale da diplomatico. 

Le parole di Alfieri, pronunciate davanti all’ambasciatore ucraino nel giorno dell’ennesima strage russa, testimoniano la capitolazione morale del Partito democratico di Elly Schlein e la resa ingloriosa alla più oscena propaganda russa di un partito che ha sostenuto le ragioni degli ucraini fin dal primo giorno.

Alfieri ha chiesto una sola cosa all’ambasciatore ucraino, con toni melliflui e insopportabilmente ipocriti. La domanda, tradotta in modo diretto, era: amici ucraini, quando vi arrendete?

A cosa siete disposti a rinunciare, ha chiesto Alfieri al rappresentante ucraino, in termini di territori e di popolazione che vive in quei territori che Putin non è riuscito a conquistare militarmente in questi quattro anni ma che, secondo il senatore di Varese, sarebbe il caso che gli ucraini cedano subito ai russi innanzitutto per il loro bene? Per maggiore chiarezza del pensiero magico di Alfieri: il loro bene sarebbe quello degli ucraini, non dei russi.

Il senatore Alfieri ha motivato questo maleodorante invito alla capitolazione ucraina citando inesistenti progressi militari russi nella guerra di «trincea», peraltro intorno a città che il senatore ha confuso, certificati da non meglio specificati analisti, forse di stanza a La7, e senza avere la più pallida idea né della situazione reale sul campo (che, come è noto, racconta esattamente l’opposto, a cominciare dalla Crimea), né del cambio di paradigma bellico da guerra di trincea a guerra dei droni, né che l’eventuale e insensato invito agli ucraini a ritirarsi dalle trincee del Donetsk che i russi non riescono a conquistare con le armi significherebbe la caduta della linea di difesa ucraina delle grandi città e la fine dell’Ucraina libera e indipendente, con tanti auguri al resto dell’Europa.

Che l’intervento più riprovevole lo abbia fatto un senatore del Pd, che con Stefano Bonaccini ha guidato i riformisti prima di cercare di azzerarli, è il segnale del cedimento strutturale di un partito che, infatti, su questo punto preciso ha già perso Pina Picierno, Elisabetta Gualmini e altri, ma che ancora schiera grandi sostenitori dell’Ucraina, i veri riformisti, da Filippo Sensi a Lia Quartapelle a Lorenzo Guerini a Paolo Gentiloni, ma chissà fino a quando se la linea del partito si appiattirà sempre di più su quella proto-russa dei Cinquestelle, e senza avere nemmeno il coraggio di parteggiare apertamente per l’aggressore, ma arrivandoci con la viscidità di chi chiede agli ucraini di arrendersi per il loro bene.

Sentire Alfieri chiedere piu volte all’ambasciatore «a cosa siete disposti a rinunciare?», come se gli ucraini fossero dei bambini capricciosi e non un popolo glorioso che sta facendo un mazzo così a quei fascisti dei russi e sta dando una lezione di libertà a tutto il mondo, è un’esperienza ripugnante che non consiglio a nessuno, resa ancora più disgustosa dalle untuose premesse di solidarietà agli ucraini per la tragedia che stanno vivendo. 

Se questi sono i sostenitori dell’Ucraina, il Cremlino non ha più bisogno di propagandisti e di populisti. Resta da chiedere al senatore Alfieri a cosa è disposto a rinunciare lui, dopo questa bella performance? Oltre alla dignità, s’intende.

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