#CULTURA

Gli insegnamenti di Carlo Goldoni

Roberto Pizzi.

Carlo Goldoni (Venezia 1707 – Parigi 1793), di famiglia borghese, dopo studi di Legge all’università di Pavia, dedicherà la sua vita al Teatro. Drammaturgo, scrittore, rinnoverà la Commedia dell’Arte. Fu il primo a scrivere interamente i copioni delle opere da rappresentare sulla scena, che fino allora si basavano sulle improvvisazioni degli attori, i quali disponevano solo di un  programma di massima, cosiddetto “canovaccio”. Goldoni eliminerà anche le inespressive maschere e inserirà nelle sue commedie personaggi reali e di carattere. Darà anche un quadro preciso della borghesia veneziana, con realismo e sano moralismo. Fra le sue pricipali opere teatrali si ricordano:  Le baruffe chiozzotte; Sor Todaro Brontolon; Il burbero benefico; I Rusteghi; La Locandiera; Le Donne Curiose. 

Proprio su quest’ultima commedia mi soffermo per alcune riflessioni: intanto, sulla appartenenza di Goldoni alla Massoneriaritenuta più che verosimile. Una testimonianza in tal senso viene proprio da questa opera che è considerata una vera e propria apologia della Massoneria. Per gli interessati agli approfondimenti, si consiglia un  libro curato dalla docente universitaria lucchese, Alessandra Di Ricco: “Le donne curiose” (Marsilio, Venezia, 1995).

In questa commedia si intende sfatare le dicerie che Florindo (personaggio della commedia) e i suoi amici massoni facciano “strane riunioni segrete”. Assediato dalle domande di alcune “donne curiose” ed in particolare di Rosaura, Florindo si impegna a contrastare questa “leggenda nera”, cercando di spiegare che la sua  società dei “buoni amici”  non nasconde niente di male. Ma il clima di avversione alla Massoneria in Italia aveva già toccato il culmine, dopo la lettera apostolica  In eminenti apostolatus specula (28 aprile 1738), di Papa Clemente XII, al secolo Lorenzo Corsini di Firenze. Questo fu il primo documento pontificio di condanna della Massoneria. Qualunque siano stati i motivi per cui fu emanata la Bolla, certo è che si deve a Papa Corsini se si iniziarono le lotte fra Chiesa e Libera Muratoria. Indubbiamente il Papa voleva dare manforte a sovrani e governi allarmati dalle idee di libertà, fraternità e uguaglianza, che consentivano l’accesso al Tempio a borghesi, aristocratici, mercanti, poeti, militari, ebrei, cristiani. Con tale atto,  cercava di porre riparo a quella vera e propria mina vagante che aveva messo radici profonde in Europa e che si contrapponeva all’Assolutismo.  Pertanto la Massoneria Italiana del ‘700 dovette adattarsi ad una vita clandestina: vennero distrutti  gli archivi, si bruciarono le “balaustre” e i “piedilista”. Nei roghi  si dissolse un patrimonio d’informazioni sulla cultura dell’epoca. La storia della Massoneria italiana fu assai travagliata e non poté consolidarsi   neppure nella più tollerante Repubblica di Venezia. 

Da rilevare che la città lagunare ebbe alcuni motivi di comunanza storica con la città di Lucca:  entrambe furono definite  “borghi d’acqua e di vento terrestre”; le due città-stato si distinsero per il commercio e la lavorazione della Seta; infine, per l’origine della commedia “Le donne curiose”.Tale opera del Goldoni fu ispirata dalla Relazione della Compagnia de’ Liberi Muratori attribuita a Valerio Angiolieri Alticozzitesto che confutava il libro denigratorio della Massoneria, L’Ordre desFrancs-Maçons trahiet le secret de Mopses revélépubblicato in quei tempida Giovanni Gualberto  Bottarelli, già definito “figura spregevole di ex frate ed ex massone due volte apostata”. Questa difesa della Massoneria, vista come una società di “accorti e ameni spiriti” mirante a “rimettere nelle sue prime strade l’umanità”, stampata per la prima  volta nel 1746 sotto il falso luogo di Napoli, fu subito segnalata dalle “Novelle letterarie” di Firenze, rivista apprezzata  dal Goldoni, che allora risiedeva in Toscana. Attribuita, quest’opera, al cortonese Valerio AngiolieriAlticozzi,  essa in realtà  era stata scritta dal lucchese  Carl’Antonio Giuliani, socio dell’Accademia degli Oscuri, insieme all’aretino Francesco Cecchi

Dell’opera ricordo  il dialogo finale fra Pantalone e Flamminio, saggi personaggi che  dipingono una Massoneria dove la bonomia e  semplicità – che non è modestia intellettuale –  dovrebbero essere sempre di casa. Il colloquio prende spunto da una frase pronunciata da Lelio (altro personaggio della  pièce teatrale)   che informa un aspirante massone del divieto di far presenziare ai lavori di loggia le donne; divieto che attira sull’istituzione aspre critiche per i suoi rituali definiti “arcani”. Pantalone diceCoss‘è sto arcano? Qua no se fa scondagne, no se dise mal de nessun, né se offende nessun….poi elenca 11 punti che specificano l’onestà dei massoni, adusi a riunioni dove si ricerca il miglioramento dell’umanità e dove si accettano solo uomini liberi e di buoni costumi. Conclude poi  ricordando che  se qualche fratello cadesse in  disgrazia, verrà  assistito dagli altri con amore. Mentre se qualcuno commetterà qualche azione indegna, sarà scacciato dalla compagnia. Vi è infine l’ultimo punto, chiamato il Duodecimo:  

Che sieno bandite le cerimonie, i brindesi,  i complimenti le affettazioni: che a tavola chi ha fame se ne prenda, chi ha sete beva, chi vuol andar vada, chi vuol restar resti, e non vi sia altro saluto che questo: amicizia. Cosa ghe par? Ela una compagnia adorabile?  Flamminio risponde: Sempre più mi consolo di esservi stato ammesso.  

Quest’ultimo punto è, a mio giudizio di grande e pregnante attualità, stante i vizi comportamentali che sempre più vengono in evidenza nei vari consessi sociali (associazioni, circoli culturali o filantropici, speculativi, ecc.).  In particolare mi riferisco al costume sempre più  diffuso di spettacolarizzare le varie iniziative,  curando quasi in modo  maniacale sui vari social gli sfondi, le pose e le espressioni dei soggetti interessati, a discapito di una sana naturalezza dei rapporti interpersonali. Degenerazione che si esalta ancor più  dalla diffusione quotidiana  sulle chat  di spersonalizzati auguri, che non si limitano più solo ai compleanni.  Ora, addirittura, lo spazio è occupato anche per gli onomastici segnalati dal calendario, o per altre varie banalità utili solo per far perdere del tempo che andrebbe impiegato più proficuamente: magari riscoprendo anche i saggi consigli di Pantalone!

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