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L’allarme di Tel Aviv, ogni dollaro all’Iran finisce in missili per Hamas e Hezbollah

Ariel Piccini Warschauer.

La guerra d’Israele contro la piovra fondamentalista guidata da Teheran non si combatte soltanto nei cieli del Medio Oriente o con gli scarponi sul terreno nel Libano meridionale. C’è un fronte invisibile, segreto, ma altrettanto decisivo, capace di decretare il successo o il fallimento della sopravvivenza stessa dello Stato ebraico: quello economico. A ricordarlo, con la consueta fermezza, è il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz.

Intervenendo alla conferenza “Campagna Economica” organizzata dal comando per la lotta al terrorismo, l’inquilino del ministero di Tel Aviv ha tracciato una linea geopolitica chiarissima, che non lascia spazio alle illusioni della diplomazia occidentale. Il calcolo di Katz è matematico nella sua drammaticità:

«Ogni dollaro che arriva in Iran è un dollaro che potrebbe finire nelle mani di Hezbollah, Hamas, Houthi e altri gruppi terroristici». 

Per il governo guidato da Benjamin Netanyahu, l’equazione è inscindibile. Permettere al regime degli ayatollah di respirare finanziariamente – sia attraverso l’allentamento delle sanzioni, sia tramite canali commerciali paralleli – significa armare direttamente i bracci armati che assediano Israele su più fronti. Quei dollari, denuncia Tel Aviv, non vengono spesi per il benessere del popolo iraniano, ma si convertono istantaneamente in droni nel deserto dello Yemen, in tunnel sotto la striscia di Gaza e in razzi puntati sulla Galilea.

La dottrina di Katz è netta: la superiorità militare della macchina da guerra israeliana (Idf) deve essere accompagnata da un’asfissia finanziaria totale nei confronti di Teheran. Solo tagliando i flussi di denaro si può disarticolare la rete logistica dei proxy sciiti e sunniti che rispondono agli ordini della Repubblica Islamica.

Le parole del ministro della Difesa suonano anche come un preciso avvertimento agli alleati internazionali, a partire dagli Stati Uniti. Non è il momento di cedere a compromessi al ribasso o a tregue illusorie che lascino intatta la struttura economica del terrore.

«Non dobbiamo accontentarci di quanto abbiamo ottenuto finora», ha scandito Katz, esortando l’intelligence e i partner occidentali a non abbassare la guardia. I colpi durissimi inferti alle leadership di Hamas e Hezbollah negli ultimi mesi sono considerati da Israele solo un punto di partenza. La vittoria totale si otterrà solo quando la cassaforte di Teheran resterà definitivamente vuota.

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