La corsa per il dopo Mattarella sembra il Palio di Siena, parola di Marco Follini
Marco Follini, ex leader dell’Udc e figura di spicco della politica italiana ha paragonato con un intervento si AdnKronos la corsa per la presidenza della Repubblica al Palio di Siena. Scrive: Il circo mediatico e politico scruta da mesi le alture del Colle e si prepara con larghissimo anticipo all’elezione del prossimo capo dello Stato. Come se fosse una corsa lunga e prevedibile, da seguire un giorno dopo l’altro facendo congetture che ognuno vorrebbe rendere inesorabili. Sbaglia. Poiché in realtà quella corsa somiglia semmai più al palio di Siena. Con molte trasversalità, qualche colpo basso, alcune promesse improbabili e una discreta quantità di retroscena che vengono svelati solo il giorno dopo. Dunque, poiché l’immaginazione raramente azzecca il pronostico, conviene rifarsi al passato nel vano tentativo di immaginare il futuro, di qui a tre anni. E il passato ci racconta che il più delle volte le ragioni per cui un capo dello Stato è stato scelto e ha poi lasciato un segno nei suoi sette anni sono state quasi sempre diverse dalle ragioni per cui i grandi elettori (e quelli grandissimi, soprattutto) lo hanno voluto indicare. De Mita si dette un certo daffare perché fosse Cossiga a prevalere nel 1985. E Craxi a sua volta si adoperò perché fosse Scalfaro (e non Spadolini), il suo successore nel 1992. Se ne pentirono, e tanto, entrambi. Sull’altare di quelle contese, peraltro, erano già stati bruciati via via i nomi più significativi della prima repubblica: da Fanfani a Moro ad Andreotti. Una lunga serie di impallinamenti che era cominciata molto, molto prima, addirittura nel 1948, quando il candidato scelto da De Gasperi, il conte Sforza, venne severamente impallinato dalla dissidenza di una parte della Dc che gli imputava qualche eccesso di frequentazione femminile”.
E questa volta che succederà per il dopo Mattarella?





