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La grazia a Nicole Minetti, le responsabilità e lo scaricabarile mentre di mezzo c’è un bambino già colpito dalla vita

La grazia a Nicole Minetti sta mettendo in difficoltà le istituzioni. D’altra parte non è un personaggio qualsiasi e il provvedimento del Quirinale ha suscitato discussioni soprattutto da quando è stato ipotizzato che la procedura non è stata lineare. Intanto Minetti ha diffidato i giornali a rispettare la deontologia e la privacy visto che è coinvolto un bambino di 9 anni che già è stato pesantemente toccato dalle vicende della vita. C’è anche lo scaricabarile che chiama in causa il ministro della Giustizia Carlo Nordio (nella foto) che secondo un retroscena rivelato da La Repubblica scaricherebbe la responsabilità dell’accaduto all’ex capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.

Sulla grazia scrive Openonline. «Cosa dovevamo fare, mandare i corazzieri a indagare?», è la risposta che arriva dal Colle al Corriere della Sera. Il Quirinale «non dispone di autonomi strumenti di indagine» e l’Ufficio per gli affari della giustizia del Quirinale non può fare il lavoro che spetta ai magistrati. Vero o no che l’affidamento in prova di Minetti le avrebbe reso possibile la cura del figlio di 9 anni, affetto da «grave patologia»? Fosse falso, le ragioni per l’atto di clemenza verrebbero meno.

Ma rimane un punto importante che riguarda anche Mattarella: il silenzio. Quello del Quirinale sulla grazia finché la notizia non è stata raccontata da Mi Manda Raitre e dal Fatto. Il portavoce Giovanni Grasso aveva motivato solo successivamente sia la firma di Mattarella sia la scelta del silenzio: «Di mezzo c’è la tutela di un minore». Con il senno di poi, è stato anche quello un errore.

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