Meloni al senato: “L’Italia non è in guerra, ma il nucleare iraniano minaccia l’Europa”
Ariel Piccini Warschauer.
Un richiamo alla prudenza, ma con lo sguardo rivolto ai rischi di una “escalation atomica” che potrebbe bussare alle porte del Vecchio Continente. Giorgia Meloni sale al banco del Senato per le comunicazioni sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente e lo fa con un doppio obiettivo: rassicurare l’opinione pubblica sulla neutralità operativa dell’Italia e preparare il terreno alle contromisure economiche per le tasche degli italiani.
“Non siamo in guerra”
“L’Italia non vuole entrare in guerra”, scandisce la Premier tra i banchi di Palazzo Madama. Ma il tono si fa grave quando il discorso scivola su Teheran: “Non possiamo permetterci un regime degli Ayatollah in possesso di armi nucleari e missili capaci di colpire l’Europa”. È un monito che serve a giustificare l’appoggio politico ai partner occidentali, pur mantenendo una linea di cautela militare.
Il nodo delle basi e il ruolo delle Camere
Il passaggio più delicato riguarda l’utilizzo delle basi americane sul suolo nazionale. Dopo le polemiche dei giorni scorsi e il paragone con la linea “restrittiva” di Madrid, Meloni chiarisce: “Ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta di uso delle basi per attività fuori dagli accordi bilaterali”. Tuttavia, la Premier lancia un segnale di apertura democratica verso le opposizioni: se tali richieste dovessero arrivare, la decisione finale non resterà chiusa nelle stanze del Governo, ma passerà attraverso un voto parlamentare.
Scudo contro il caro-carburanti
Sul fronte interno, la preoccupazione principale resta l’energia. Con i prezzi alla pompa che tornano a salire sotto la spinta delle tensioni nel Golfo, Meloni annuncia il possibile ricorso alle “accise mobili”. “Stiamo valutando di attivare il meccanismo di sterilizzazione che abbiamo reso più efficace nel 2023”, spiega la Premier. L’obiettivo è chiaro: utilizzare l’extra-gettito IVA generato dall’aumento del petrolio per tagliare le tasse sui litri di benzina e gasolio, evitando che l’inflazione torni a soffocare i consumi.
L’asse europeo
Tra una citazione dei colloqui con il cancelliere tedesco Merz e il presidente francese Macron, Meloni prova a accreditarsi come perno della diplomazia europea. La linea italiana resta quella della “de-escalation”, un equilibrio sottile tra la fedeltà atlantica e la necessità di evitare che il Mediterraneo si trasformi in una polveriera senza ritorno.





