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Piantedosi smonta il caso Ice e accusa chi dimentica i russi nel 2020

Ariel Piccini Warschauer.

C’è chi vede spettri di “sovranità compressa” ovunque, purché ci sia di mezzo una divisa a stelle e strisce, e chi, invece, ha la memoria corta. Molto corta. Matteo Piantedosi sceglie l’aula della Camera per spazzare via il polverone sollevato dalle sinistre sulla presenza degli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) per i prossimi Giochi di Milano-Cortina. Un’informativa che si trasforma in una lezione di pragmatismo diplomatico e, soprattutto, in un promemoria urticante per chi, oggi, grida all’invasione yankee.

L’affondo: dai russi agli americani

Il titolare del Viminale non usa giri di parole. “Il nostro governo presta grande attenzione al rispetto delle cornici giuridiche internazionali, cosa non sempre avvenuta in passato”, esordisce. E qui scatta l’affondo che gela i banchi dell’opposizione: “Penso alla singolare missione militare organizzata dai russi in Italia nel marzo 2020, quando fu consentito a un Paese non alleato l’ingresso in un Paese Nato”. Come a dire: chi allora stese i tappeti rossi ai militari di Mosca in piena pandemia, oggi non può certo dare lezioni di difesa della sovranità nazionale per una manciata di analisti americani chiusi negli uffici diplomatici.

Nessun “agente speciale” in strada

Ma veniamo ai fatti, quelli che la propaganda progressista ha provato a nascondere dietro lo spauracchio di sceriffi americani pronti a pattugliare le piste da sci. Piantedosi è categorico: “L’ICE non svolge e non potrà mai svolgere attività operative di polizia sul nostro territorio”. La sicurezza dei Giochi resta un affare esclusivamente italiano, nelle mani delle nostre Forze di Polizia.

Gli investigatori dell’HSI (la sezione investigativa dell’ICE, ben diversa da quella che si occupa di espulsioni negli USA) faranno quello che fanno già in altre 50 nazioni: analisi, scambio di informazioni e cooperazione contro il crimine transnazionale. “Non saranno agenti operativi e non avranno funzioni esecutive”, chiarisce il ministro. Anzi, tecnicamente non calpesteranno nemmeno il suolo italiano, operando all’interno delle sedi diplomatiche statunitensi.

Una collaborazione che funziona (da anni)

La polemica, dunque, è “completamente infondata”. Piantedosi ricorda che la cooperazione con l’HSI non è un’invenzione dell’ultima ora, ma poggia su un accordo del 2009 ratificato nel 2014. Una sinergia che ha portato risultati concreti e tangibili per la nostra sicurezza: dal contrasto al narcotraffico (operazione Empire del 2022) allo smantellamento di traffici internazionali di ecstasy in Sicilia (Mafia Starz), fino ai recentissimi arresti di corrieri della droga a Bologna nello scorso ottobre.

Reciprocità, questa sconosciuta

Infine, una nota di realismo internazionale. L’Italia non è “vassalla”, ma partner di primo piano. Piantedosi ricorda come sia prassi consolidata inviare i nostri agenti all’estero per i grandi eventi: è successo a Parigi per le Olimpiadi del 2024, senza che nessuno in Francia gridasse al golpe.

Insomma, il piano sicurezza per Milano-Cortina procede spedito. Con 6.000 uomini in campo e investimenti per oltre 140 milioni di euro, l’Italia si prepara a blindare l’evento. Senza complessi di inferiorità e, soprattutto, senza confondere gli alleati storici con i “visitatori” russi di un passato recente che qualcuno vorrebbe far dimenticare.

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