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A Torino lo Stato sotto attacco e per il ministro Crosetto sono bande armate

Ariel Piccini Warschauer.

Una pioggia di bombe carta cariche di chiodi, martellate a freddo su un poliziotto a terra, jammer per oscurare le radio e catapulte. Non è il resoconto di un conflitto in una terra lontana, ma il bilancio della “guerriglia urbana” che sabato ha messo a ferro e fuoco Torino. Il pretesto? Lo sgombero del centro sociale Askatasuna, fortino dell’autonomia che per decenni ha preteso di vivere in una zona franca di illegalità.

La Premier alle Molinette: «Vicinanza a chi ci difende»

Questa mattina, con un gesto di ferma presenza istituzionale, Giorgia Meloni è atterrata nel capoluogo piemontese. La sua prima tappa è stata l’Ospedale Le Molinette. Qui, in una visita privata di circa dieci minuti, la Premier ha voluto stringere la mano ad Alessandro Calista, l’agente del Reparto Mobile di Padova di soli 29 anni, diventato il simbolo della follia antagonista: accerchiato, privato del casco e colpito selvaggiamente con calci, pugni e persino un martello.

«Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole», aveva commentato a caldo la Premier. «Non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato». Una linea ribadita con la sua presenza al fianco dei 29 agenti rimasti feriti (su un totale di oltre cento contusi tra le diverse fazioni) nel tentativo di contenere un’ondata di violenza che la sinistra fatica ancora a condannare senza i soliti “distinguo”.

Crosetto alza il tiro: «Trattateli come terroristi»

Mentre la Meloni era in ospedale, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è recato al Comando Provinciale dei Carabinieri. Le sue parole sono state una sferzata contro ogni ipocrisia garantista verso i professionisti del disordine. «Non sono manifestanti, sono bande armate», ha tuonato Crosetto.

Il Ministro ha descritto una struttura paramilitare pronta a tutto: «Bombe carta piene di chiodi, molotov, maschere antigas e jammer per impedire le comunicazioni. Il loro obiettivo è colpire lo Stato». Poi l’affondo che ha fatto sobbalzare i salotti radical-chic: «Devono essere combattuti come sono state combattute le Brigate Rosse. Non possono essere trattati come “compagni che sbagliano”». Un richiamo storico potente, che punta il dito contro chi, ancora oggi, cerca di sminuire la pericolosità sociale del nucleo duro che ruota attorno ad Askatasuna.

Il bollettino di guerra e il “nuovo pacchetto sicurezza”

Il bilancio finale parla di una città assediata. Due arresti sono già stati convalidati, ma le indagini sono solo all’inizio. Il Ministro Salvini ha già annunciato che i fatti di Torino accelereranno l’iter del nuovo pacchetto sicurezza: «Nessuna tolleranza. Servirà una cauzione per chi scende in piazza: manifestare è un diritto, sfasciare le città e picchiare poliziotti no».

Torino prova a tornare alla normalità, ma le ferite restano. E se la politica di governo sceglie la linea della fermezza, resta il silenzio assordante di una parte dell’opposizione che, tra una barricata e l’altra, sembra aver dimenticato da che parte sta la legge.

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