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Il vertice Nato di Ankara snodo decisivo per il futuro dell’Alleanza attraversata da profonde tensioni

Maurizio Molinari su La Stampa scrive che il vertice Nato di Ankara rappresenta uno snodo decisivo per il futuro dell’Alleanza, attraversata da profonde tensioni sui livelli di spesa militare e sulla gestione della crisi mediorientale. Secondo l’autore, la richiesta dell’amministrazione Trump di portare al 5% del Pil gli investimenti nella difesa e di sostenere una missione Nato nello Stretto di Hormuz ha accentuato le divergenze con molti partner europei, alimentando il rischio di una crisi politica dell’Alleanza. Per scongiurare questo scenario, il segretario generale Mark Rutte ha intensificato l’azione diplomatica, ricordando il contributo degli alleati alle operazioni statunitensi e sottolineando i benefici economici derivanti dalla cooperazione industriale nel settore della difesa. Molinari interpreta inoltre la creazione della Defence, Security and Resilience Bank come un segnale della volontà di alcuni Paesi di rafforzare il pilastro europeo della sicurezza in vista di un progressivo ridimensionamento dell’impegno americano. In questo quadro assumono particolare rilievo, secondo l’autore, le posizioni espresse dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Metsola richiama la necessità che l’Europa assuma maggiori responsabilità nella propria difesa, rafforzando la base industriale comune e accelerando il percorso di integrazione strategica. Crosetto, invece, prospetta la disponibilità italiana a partecipare a una nuova missione internazionale in Libano per contribuire al disarmo di Hezbollah, offrendo un segnale concreto di collaborazione con Washington e di maggiore impegno europeo nella stabilizzazione del Medio Oriente. Per Molinari, tali aperture dimostrano che l’Italia e l’Unione europea intendono trasformare il summit di Ankara in un’occasione per rilanciare il rapporto transatlantico e preservare la Nato come principale garante della sicurezza euro-atlantica, nonostante le persistenti divergenze politiche tra molti governi europei e Donald Trump.
 

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