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Quella telefonata che chiude un cerchio

Ariel Piccini Warschauer.

Ci sono telefonate che chiudono un cerchio, e lo fanno con la forza d’urto di un trauma che improvvisamente si scioglie in pianto non si sa se di gioia o di disperazione. Rom Braslavski, ex ostaggio sopravvissuto all’inferno di Gaza, stava guidando quando il suo cellulare ha squillato. Dall’altra parte della cornetta c’era una voce femminile: una ufficiale delle Forze di Difesa Israeliane (Idf). Non si trattava di un controllo di routine o di una formalità burocratica, ma del dispaccio finale di una caccia all’uomo durata mesi.

Il terrorista che lo aveva tenuto prigioniero, l’ombra che aveva scandito i giorni e le notti della sua prigionia fatta di paure e angosce, è stato eliminato.

La reazione di Braslavski è la sintesi di un dolore impossibile da tradurre in un semplice sollievo. Sopraffatto da un’onda emotiva irrefrenabile, l’ex ostaggio ha dovuto accostare l’auto a bordo strada. Lì, nell’abitacolo trasformato in un rifugio improvvisato, si è lasciato andare a un pianto dirotto. Le parole che è riuscito a pronunciare, tra le lacrime, all’ufficiale dell’esercito, restituiscono la misura dell’abisso in cui è stato costretto a vivere: «Avete eliminato l’uomo che ha compiuto il male più grande».

Per l’intelligence e le forze operative israeliane, la neutralizzazione del carceriere di Braslavski non è stata un’operazione casuale. Durante la chiamata, carica di un’intensa partecipazione emotiva anche da parte dei militari, l’Idf ha spiegato a Rom che quell’uomo era nel mirino fin dal primo giorno di guerra. L’apparato di sicurezza dello Stato ebraico — che fonde la spinta dello Shin Bet e i raid mirati dell’aviazione e delle truppe sul terreno — ha un database che non dimentica i volti di chi ha sequestrato e tormentato i propri cittadini.

Gli hanno dato la caccia nei tunnel, tra le macerie, seguendo le briciole digitali e umane lasciate sul campo di battaglia, fino a stringere definitivamente  il cerchio. Lo hanno individuato e, infine, colpito.

Nell’economia spietata di questo conflitto, l’eliminazione di un singolo carceriere rappresenta una vittoria tattica per i comandi militari, una spunta su una lunga lista di ricercati. Ma per Rom Braslavski, quell’operazione ha un peso specifico infinitamente diverso. È la cancellazione fisica del suo incubo, la neutralizzazione dell’uomo che ha incarnato ai suoi occhi, e sulla sua pelle, il “male più grande”. Una giustizia arrivata via etere, che non cancella le cicatrici della prigionia, ma che permette, forse, di iniziare a guardare dal finestrino di un’auto ferma con occhi leggermente diversi verso il mondo che lo circonda. 

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