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Accordo Israele-Libano, per Netanyahu è un grande risultato e uno schiaffo all’Iran

Ariel Piccini Warschauer.

Un negoziato logorante, lunghissimo, rimasto per mesi appeso al filo sottile della diplomazia sotterranea e che oggi, finalmente, ha dato i suoi frutti. A Washington si suggella l’intesa quadro tra Israele e Libano, e da Gerusalemme il premier Benjamin Netanyahu non usa giri di parole per rivendicare quello che considera un successo strategico e politico di prima grandezza. «È un grande risultato», esordisce a caldo il Primo Ministro israeliano, ponendo l’accento sulla clausola che per la sicurezza dello Stato ebraico rappresenta la vera linea rossa non negoziabile: la presenza militare sul campo.

«La cosa più importante – ha scandito Netanyahu commentando i dettagli dell’accordo – è che Israele rimanga nella zona di sicurezza nel Libano meridionale. Questo è un risultato straordinario e lo manterremo fermamente finché Hezbollah non si disarmerà, ovvero finché continuerà a esistere anche un solo barlume di pericolo per lo Stato di Israele». Una dichiarazione muscolare che blinda la postura difensiva delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e che, di fatto, gela qualsiasi velleità di una ritirata immediata o incondizionata dal quadrante meridionale libanese.

Ma la partita, come sempre in Medio Oriente, si gioca su una scacchiera molto più ampia. Il bersaglio grosso delle parole di Netanyahu è la mente politica e finanziaria che per anni ha armato e addestrato le milizie sciite a ridosso del confine settentrionale: la Repubblica Islamica. «Questo accordo è un duro colpo per l’Iran», ha affondato il premier, tracciando una linea di demarcazione geopolitica netta e senza precedenti. «In sostanza, Israele, Libano e Stati Uniti oggi stanno dicendo a Teheran una cosa molto chiara: questi non sono affari vostri».

L’asse siglato sotto l’egida della Casa Bianca non si limita quindi a ridisegnare i confini della sicurezza bilaterale, ma punta a isolare politicamente l’Iran, estromettendolo dalla gestione di un dossier – quello libanese – che per decenni ha utilizzato come principale leva di ricatto contro lo Stato ebraico. Resta ora da capire come reagiranno i vertici di Hezbollah a Beirut e, soprattutto, come l’intesa verrà digerita da un Libano stremato dalla crisi, ma la deterrenza di Gerusalemme, oggi, esce da Washington decisamente rafforzata.

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