Palio di Siena, la caccia ai precedenti di luglio accende la cabala
Andrea Bianchi Sugarelli.
A Siena, in questi giorni, il tempo del Palio proietta la città in un’altra dimensione che non è fatta solo di attesa. Dopo la presentazione del Drappellone di ieri, che ha già diviso le opinioni dei senesi sull’opera di Nones, e dopo le prove regolamentate di questa mattina, che hanno riportato in Piazza del Campo i cavalli che aspirano a correre la Carriera di Provenzano, l’avvicinamento alla Tratta di lunedì entra in quella dimensione tutta senese in cui la storia diventa quasi una seconda corsa. Perché, mentre si aspettano i dieci barberi da assegnare alle Contrade, a Siena ci si diverte da sempre a cercare corsi e ricorsi, coincidenze, precedenti, piccoli segnali da leggere come auspici.
I dieci rioni che correranno il Palio del 2 luglio sono Onda, Civetta, Giraffa, Leocorno, Aquila, Torre, Bruco, Drago, Valdimontone e Oca. Per alcune di loro ci sono già dati curiosi anche sul piano della continuità: il Valdimontone sarà al suo quinto Palio consecutivo, mentre Bruco e Drago correranno il terzo di fila. Numeri che per i senesi non sono mai soltanto statistiche, ma diventano subito materia di conversazione, memoria e ovviamente di cabala.
Ancora più suggestivo è guardare ai precedenti storici. Le partecipanti di luglio 2026, tutte insieme, si ritrovano in altre tre occasioni dal 1633 ad oggi, ma solo perché corsero in 17: il 2 luglio 1720, quando vinse il Bruco; il 17 agosto 1841, in un Palio straordinario vinto dal Nicchio; e il 18 agosto 1842, ancora in una corsa straordinaria, vinta dall’Istrice. Le stesse 10 è la prima volta in assoluto, segno che una combinazione identica, nella lunghissima storia della Festa, è tutt’altro che frequente.
Se poi si guarda alle Contrade estratte per questo luglio, i richiami si moltiplicano. Le stesse tirate a sorte ricompaiono nel 1919, nel Palio “a sorpresa” vinto dall’Oca alla presenza dei duchi di Pistoia e Bergamo; nel 1804, ancora con vittoria dell’Oca, nell’anno in cui furono sistemate le ringhiere delle terrazze di Piazza del Campo come si vedono ancora oggi; nel 1802, quando vinse l’Onda e il Comune rese stabile il Palio d’agosto; nel 1771, con successo del Drago; e ancora nel 1746, anno favorevole al Valdimontone.
Sono dettagli che fuori da Siena possono sembrare semplici curiosità statistiche. Ma a Siena no. Lì ogni elenco di date, ogni coincidenza di Contrade, ogni richiamo a un Palio lontano può trasformarsi in un segnale da interpretare, in un precedente da evocare, in una speranza da coltivare. È uno dei modi con cui la città vive l’attesa, non limitandosi a guardare avanti, ma tornando continuamente indietro, come se la storia della Festa non fosse mai davvero passata, ma restasse lì, pronta a riaffacciarsi ogni volta sotto forma di presagio.





