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L’Italia ha bisogno della biodiversità bancaria

Sena Civitas, Pietraserena e Buongoverno commentano le vicende ultime della Banca Monte dei Paschi.

Ci riconosciamo profondamente nelle dichiarazioni rilasciate dall’Amministratore Delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio.
«Il consolidamento nel settore bancario è utile, è salutare, ma deve anche garantire che il mercato sia ben servito», con «un facile accesso al credito per le famiglie, le piccole e medie imprese e le grandi imprese». Un buon sistema – ha concluso – «può servire molto bene il Paese se la concorrenza è forte in tutti i segmenti e con tutta la diversità richiesta in un mercato moderno» e, in questa direzione, MPS rappresenta «uno dei più importanti operatori indipendenti».
Abbiamo già definito l’offerta di Banca Intesa un’operazione prevalentemente finanziaria e non industriale. Le dichiarazioni di Lovaglio ci offrono però l’occasione per una riflessione ancora più ampia.
Esistono momenti nei quali gli interessi del Paese e quelli di un territorio coincidono perfettamente. Ve ne sono altri in cui possono divergere. Quando ciò accade, chi rappresenta un territorio ha il “dovere” di difenderne le legittime aspettative.
Per questo non condividiamo quelle posizioni politiche nazionali ambigue o trasversali che, in nome di presunti equilibri, sembrano considerare sacrificabile il futuro di Siena.
Ci chiediamo allora:
Possiamo definire “salutare” un’operazione di consolidamento bancario che prevede, di fatto, l’acquisizione di un concorrente con il concreto rischio di ridurne progressivamente autonomia, identità e capacità competitiva?
Possiamo definire “salutare” un’operazione che rischia di interrompere una combinazione industriale inedita tra Banca Monte dei Paschi e Mediobanca, caratterizzata da una forte complementarità, da limitati impatti occupazionali e dal mantenimento di un management autonomo?
Possiamo definire “salutare” un’operazione che potrebbe ridurre la concorrenza in numerosi mercati locali, con possibili ripercussioni sull’accesso al credito per famiglie e imprese?
Ci chiediamo inoltre se sia davvero nell’interesse del Paese ridurre il numero dei grandi operatori bancari indipendenti proprio nel momento in cui Monte dei Paschi è tornato ad essere una banca solida, redditizia e protagonista del sistema finanziario italiano.
Il mercato bancario italiano non ha bisogno soltanto di banche più grandi. Ha bisogno di banche efficienti, patrimonialmente solide, vicine ai territori e capaci di offrire servizi completi a famiglie e imprese.
Ha bisogno, soprattutto, di quella “biodiversità” bancaria richiamata da Luigi Lovaglio: pluralità di operatori, culture aziendali differenti, modelli organizzativi diversi e una concorrenza reale, elementi indispensabili per garantire efficienza, innovazione e libertà di scelta.
Per Siena il tema è ancora più profondo.
Monte dei Paschi non rappresenta soltanto una banca. Rappresenta competenze, professionalità, migliaia di posti di lavoro qualificati, centri decisionali, ricerca, formazione e un patrimonio di relazioni costruito in oltre cinque secoli di storia.
Per questo riteniamo che il futuro del Monte non possa essere valutato esclusivamente attraverso parametri finanziari o di mercato. Occorre considerare anche il valore economico, sociale e strategico che esso continua a rappresentare per Siena e per l’intero Paese.
Difendere Siena non significa essere contro l’Italia.
Significa affermare un principio semplice: un Paese è più forte quando valorizza le proprie eccellenze territoriali, non quando le indebolisce o le rende marginali.

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