I contorcimenti di Salvini per mantenere la leadership della Lega e l’incapacità dei governatori di spodestarlo
Daniele Bonecchi sul Foglio osserva i contorcimenti di Matteo Salvini per mantenere la leadership della Lega. Doveva essere la marcia trionfale della Lega delle origini, con la formazione a tre punte (Zaia, Fontana, Fedriga) già schierata, quando Matteo ha fatto saltare il banco al federale. E’ diventato un weekend acrobatico. Il Capitano ha montato la “gazebata” delle primarie, per incoronare (molto provvisoriamente) la reginetta della remigration Silvia Sardone: più somigliante (politicamente) a Vannacci che ai vecchi “barbari sognanti” di Bobo Maroni. Un espediente di Salvini per resistere e contenere la fuga di iscritti ed elettori verso il partito del generalissimo. Chi sperava nella mano tesa a Zaia e al suo “partito” del Nord, è rimasto deluso.
Ma in attesa di una improbabile resurrezione dei governatori ora nessuno parla più del cambiamento radicale che servirebbe alla Lega – necessario non solo per Vannacci, ma per ritrovare una ragion d’essere nei territori. Salvini – che evita accuratamente di confrontarsi coi “ribelli” – la sta portando “verso l’irrilevanza: ha abbandonato il federalismo e l’autonomia regionale, ha tentato l’azzardo nazionale senza risultati significativi, ha imbarcato Vannacci offrendogli un trampolino per le sue velleità tardo autoritarie”, sussurrano molti dirigenti periferici. Il risultato in Lombardia è una Lega tallonata dagli uomini di Ignazio La Russa che attendono impazienti il loro turno. E Fontana vive una specie di amnesia dissociativa: mentre amministra la Regione col buon senso dei padri, cede al Remigration Summit coi movimenti xenofobi di mezza Europa. Paolo Grimoldi, dirigente di lungo corso della Lega e poi fondatore del Patto del Nord dice la sua: “In questo paese fare le riforme è complicatissimo, fare una riforma sull’autonomia è molto difficile. In passato c’è sempre stata una forza politica di riferimento sulla battaglia dei territori, oggi quella forza politica non c’è. Il risultato è che sia nella compagine di governo che in quella d’opposizione non c’è nessuno che pone il problema. Se il segretario della Lega – che è tutto tranne quel partito conosciuto negli anni precedenti – nella propria coalizione propone un decreto d’urgenza sugli stipendi della società Ponte di Messina (c’era il tetto a 240 mila euro), vuol dire che favorisce un voto clientelare invece che occuparsi di autonomia o di abbassare le tasse: è ovvio che non vai più da nessuna parte”. Ma anche i governatori del Nord sembrano indicare un’altra strada. “Fermo restando che Zaia, Fedriga e Fontana hanno tutta la mia stima, l’errore lo hanno commesso loro poco più di un anno fa quando si è tenuto il congresso della Lega Salvini premier. In quella occasione, non solo hanno lasciato che lui fosse candidato unico alla segreteria ma hanno commesso anche l’errore di non predisporre gli strumenti per avvicendare Salvini, per un congresso straordinario, per modificare le regole del gioco. Oggi lo hanno capito ma non hanno strumenti per cambiare le cose”. Suggerimenti? “Io sono un inguaribile ottimista, ma vedo una sola via d’uscita che, Salvini si dimetta”. Tra i dirigenti – salvo gli stretti collaboratori di Salvini – vige la regola del silenzio; ma a microfoni spenti il quadro è bellicoso “Lui – dice un amministratore locale – usa strumenti di distrazione, come la candidatura al Viminale o le primarie a Milano. Ma ne ha combinate troppe, a partire dalla democrazia interna commissariata, dal federalismo abbandonato per una Lega nazionale mai nata, per non parlare della grande idea di imbarcare Vannacci. Ci aspetta un’altra ‘notte delle scope’ (quando Maroni sostituì Bossi) con la base in rivolta. E’ l’unico modo per salvare la Lega”. E se Zaia è l’eterno segretario in pectore, la Lombardia è il terreno più difficile: a Milano il consenso – stando ai sondaggi – è residuale e la difficile partita del centrodestra per le amministrative vede candidati tutti distanti da Salvini. La Lega – orfana anche del mondo dell’impresa – rischia grosso anche sulla Lombardia, ipotecate da La Russa. La seconda “notte delle scope”, forse, si avvicina.





