Golden Power per il Monte dei Paschi, da idea solitaria a posizione di Siena
Pierluigi Piccini.
Il 24 giugno nella seduta straordinaria sul Monte dei Paschi, il consiglio comunale ha fatto propria una linea: che la tutela di Siena passi non dalle dichiarazioni ma dal golden power, l’unico strumento capace di trasformare un’appartenenza in vincolo scritto. Annoto soltanto una cronologia, senza ricavarne nulla.
L’argomento è più vecchio dell’OPAS. Nel marzo 2024, scrivendo di tutt’altri dossier, avevo segnalato l’uso a corrente alternata di quel potere — esercitato qui, negato là, senza che i criteri fossero mai chiariti. Nel giugno 2025, ragionando del risiko intorno a Mediobanca, lo avevo indicato come il vero filtro pubblico rimasto, ricordandone anche le ambiguità: impugnato senza esitazione contro l’assalto di Unicredit al Banco, poi riposto nel cassetto quando l’attore da fermare cambiava nazionalità.
Poi l’OPAS. Lunedì 9 giugno l’offerta di Intesa ha dato corpo a ciò che era ancora rumore. Nei giorni immediatamente successivi, mentre si proponeva un tavolo interistituzionale destinato a girare a vuoto, ho scritto che la leva c’era e non la si nominava: si chiama golden power, e la catena Monte–Mediobanca–quota Generali ne è il terreno d’elezione. Da lì la tesi è entrata in una serie di interventi, sempre con lo stesso perno e lo stesso metodo: il potere speciale si attiva in ragione dell’oggetto strategico, non della forma dell’operazione; non è un’arma identitaria, non difende un nome; e per renderlo utile al territorio bisogna fare l’unica cosa che funzioni, tradurre — riscrivere le ragioni di Siena nel lessico che lo strumento sopporta. Con il paradosso amaro che ne discende: l’unico arnese capace di vincolare difende Siena soltanto se smette di chiamarla Siena.
Vedere quella linea diventare un testo del consiglio non può che farmi piacere. Non per un merito — che non rivendico — ma perché un ragionamento solitario è diventato una posizione della città. È il destino migliore che possa toccare a un’idea: cessare di essere opinione di qualcuno e farsi delibera di tutti





