Il caso Cardini, macché grammatica istituzionale qui mancano anche le stanghette
Stefano Bisi.
Altro che “grammatica istituzionale”, nel caso della nomina ad assessore comunale di Siena di Fiamma Cardini mancano anche le stanghette, quelle che le maestre insegnavano a fare ai bambini delle scuole elementari negli anni Cinquanta e, in campagna, anche nei Sessanta. Il sindaco Nicoletta Fabio, dopo averci pensato otto mesi ha scelto, come successore di Enrico Tucci, la deputata della Fondazione Monte dei Paschi Fiamma Cardini.
Nomina che non poteva essere fatta perché il regolamento della Fondazione impone una regola morale che vale più di una norma scritta, dal momento che si accetta: non si può passare da palazzo Sansedoni ad un ruolo amministrativo prima di 12 mesi dalle dimissioni. E’ una regola morale brutta, che secondo me dovrebbe essere annullata, ma fino a quando c’è va rispettata. Un tempo, e a Siena nel Palio vige ancora questa bella consuetudine, si diceva che una stretta di mano vale più di un contratto firmato. Quello che è successo è imbarazzante e bene hanno fatto a rilevarlo, per di più con un certo bon ton, la consigliera comunale del Pd Anna Ferretti e Gianni Porcellotti di Siena sostenibile.
Tempo fa Cosimo Ceccuti, il collaboratore più stretto di Giovanni Spadolini, ricordò che il presidente non amava firmare accordi perché per lui era più importante l’impegno morale, quello che nel caso della nomina del nuovo assessore non si è rispettato da parte di Cardini e di Fabio. Peraltro, l’impegno morale era stato sottoscritto dalla deputata quando si è insediata nella Fondazione Monte dei Paschi, ente dal quale, alle 9.45 del 5 giugno 2026, non risulta uscita come si rileva dal sito internet.





