Un premio a due giovani pediatri per ricordare Luigi Vispi il medico dei bimbetti
Stefano Bisi.
Era un uomo a cui non piacevano “tanti discorsi” ma Luigi Vispi, il pediatra che ha cresciuto centinaia di bambini, merita di essere ricordato per gli immensi valori umani e professionali che ha trasmesso a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Nel secondo anniversario della scomparsa, avvenuta il 24 giugno del 2024, il collegio toscano del Grande Oriente d’Italia, insieme alle logge senesi, consegnerà un premio a due giovani pediatri nel ricordo di Luigi Vispi. La cerimonia, aperta a tutti, si terrà nell’auditorium dell’ospedale di Campostaggia a Poggibonsi, ultimo suo luogo di lavoro, alle 17.30 di mercoledi 24 giugno.
Se n’è andato due anni fa dopo alcuni mesi di battaglia dura contro una malattia che ha combattuto con tutte le sue forze perché non voleva lasciare troppo presto i suoi familiari, i tanti bimbetti che i genitori gli portavano per trovare la cura giusta o avere qualche assicurazione sulla crescita. Sembrava rude come la sua barba incolta, di modi spicci, ma se volevi un consiglio, un aiuto potevi rivolgerti a lui in qualsiasi momento. E spesso non c’era bisogno di chiamarlo perché aveva intuito quello che era necessario fare per te e lo aveva già fatto. L’intuizione, la capacità di comprendere i bisogni dell’altro li aveva maturate in mezzo secolo di professione a contatto con i bambini. Era cresciuto alla scuola di Rodolfo Bracci, un maestro della neonatologia, e Luigi, arrivato all’università di Siena da Massa Marittima, aveva imparato così il bene il mestiere tanto da diventare un faro in questo settore. Era anche diventato primario, ma a lui il titolo interessava poco o nulla perché il suo lavoro era quello di stare a contatto con i bambini, curarli e aiutarli a crescere. Curava anche le ansie di genitori e nonni. Se stavi con lui qualche ora, il telefonino squillava in continuazione. Non aveva agende digitali ma nomi, cognomi, patologie dei bambini ce li aveva tutti in testa.
Sapeva come aiutare e sapeva come consolare. Sembrava crudo ma era solo una scudo che utilizzava quando non poteva dare buone notizie. Come quella che lo riguardava. Aspettò qualche giorno prima di dirla a pochi amici fidati, ma alla fine della conversazione fu lui a consolarli e a trasmettere ottimismo. Sapeva quello che da lì a qualche mese sarebbe avvenuto. E nel giorno di San Giovanni Battista, caro ai massoni perché nel 1717 nacque a Londra la gran loggia madre, Luigi Vispi se n’è andato. Era l’amatissimo presidente dei maestri venerabili della Toscana del Grande Oriente d’Italia, un incarico assolto fino all’ultimo nel migliore dei modi e senza ostentazione perché Luigi era fatto così, poche chiacchiere e tanta generosità e affetto.
Il dottore dei bimbetti se n’è andato, sembra ieri e sono passati ormai due anni. E’ tornato a casa, a Massa Marittima, nel cimitero della città dove riposano anche il babbo, severo professore all’istituto industriale, e la mamma, storica farmacista. Se n’è andato a suo modo, senza arrecare fastidio.
Al funerale nel duomo di Massa Marittima per dare l’ultimo saluto a Luigi Vispi c’erano centinaia di persone. Il prete invitò a guardare il cuore della persona che abbiamo davanti al di là del distintivo che porta sulla giacca, un invito a comprendere le qualità di ognuno. E Luigi non guardava distintivi, che pur portava con orgoglio, ma andava diritto al cuore. I suoi bimbetti, come chiamava le centinaia di ragazzi cresciuti sotto la sua guida sapiente di pediatra, hanno perso una guida per la loro maturazione. Non solo loro, perché il dottor Vispi aveva imparato a capire anche gli anziani. E nel secondo anniversario della scomparsa, a Campostaggia, tra medici e infermieri, amici grandi e piccini, il pediatra dalla ruvida dolcezza sarà ricordato come merita.





