Tutti vogliono il Monte dei Paschi e nel polo con Bpm i francesi potrebbero diventare il primo azionista, che cosa può fare il governo Meloni
Today ricostruisce quello che è successo in una tranquilla domenica di giugno che anticipa l’ormai prossima estate e ipotizza scenari futuri per il mondo delle banche che vede al centro il Monte dei Paschi che tutti vogliono. Ecco la mossa che scuoterà le borse per tutta la settimana e oltre. Banco Bpm ha sottoposto a Monte dei paschi di Siena un’offerta di fusione alla pari. L’aggregazione dei due istituti bancari, con Mps che sta completando l’integrazione di Mediobanca, permetterebbe la creazione del secondo operatore nazionale, dietro a Intesa Sanpaolo. Ma Ca’ de Sass con l’amministratore delegato Carlo Messina non sta a guardare.
I numeri dell’offerta
Innanzitutto i numeri dietro al potenziale matrimonio. L’Ad di Bpm, Giuseppe Castagna, intende creare un polo con 2.900 sportelli e quasi 50 miliardi di capitalizzazione. Sarebbe il secondo operatore nazionale, dietro a Intesa, e considerando che Unicredit ha molte delle sue attività all’estero. L’offerta di Bpm si concretizzerebbe nelle modalità “merger of equals, la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture”, spiega una nota del consiglio di amministrazione della banca milanese.
Banco Bpm capitalizza poco più di 20 miliardi, invece Mps supera i 27 miliardi. Il primo azionista della nuova entità sarebbe la francese Crédit Agricole, oggi con quasi il 23 per cento di Bpm, poi ci sarebbe Delfin che ha il 17,5 per cento di Mps e il gruppo Caltagirone.
La risposta di Intesa
La reazione di Monte dei paschi di Siena si avrà con ogni probabilità oggi, 8 giugno, o nei prossimi giorni. Ma sulla strada del negoziato c’è Intesa Sanpaolo. Quest’ultima, infatti, si è riunita in un consiglio di amministrazione straordinario per rispondere all’operazione di Banco Bpm. Allo stesso tempo anche Unipol ha indetto un cda.
L’Ad di Intesa, Carlo Messina, ha deciso di rompere gli indugi. Con un comunicato stampa inviato in mattinata, segno di discussioni febbrili in consiglio, Ca’ de Sass ha deciso “di promuovere un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria” per la totalità delle azioni ordinarie di Monte dei paschi di Siena. Con Mps, come fa notare la nota, in un sol boccone Intesa ingloberebbe anche Mediobanca. Mps, infatti, detiene una partecipazione pari all’86,34 per cento del capitale sociale di piazzetta Cuccia e il 10 marzo i due consigli di amministrazione hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps.
L’offerta in azioni e contanti di Intesa vale oltre 30 miliardi con un premio del 12,5 per cento sui prezzi di Borsa. Nell’operazione entra anche Unipol che avrebbe 635 filiali di Mps e le sue attività centrali, da fondere poi in Bper. Intesa si terrebbe 625 filiali e Mediobanca.
Cosa c’è dietro
A ingolosire le banche non c’è solo la maggiore concentrazione di un nuovo polo bancario. Il gruppo Mps controlla il 13,3 per cento di Generali già al centro di voci e di interessi nazionali e internazionali, con un occhio in particolare alla Francia. Tanto più che nella proposta di Intesa emerge che il cda ha approvato l’acquisto del 3,01 per cento di Generali.
Il contrattacco di Ca’ de Sass, inoltre, potrebbe essere letto come un tentativo di riequilibrare l’esposizione della mossa di Bpm. Nonostante la diluizione delle sue quote, la francese Crédit Agricole sarebbe la prima azionista dell’ipotetico Mps-Bpm. L’integrazione dovrebbe però passare dal golden power del governo.





