Stretto di Hormuz sotto assedio, raid Usa contro l’Iran e pioggia di missili sul Kuwait
Ariel Piccini Warschauer.
Una nuova fiammata di violenza scuote il Medio Oriente, portando la tensione nel Golfo Persico a livelli di massima allerta. Nella mattinata di oggi, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha annunciato di aver condotto una serie di raid aerei mirati contro postazioni iraniane lungo lo strategico Stretto di Hormuz. Quasi contemporaneamente, il Kuwait è finito nel mirino di un massiccio attacco coordinato con missili e droni, costringendo le difese aeree del Paese arabo a entrare in azione.
I bombardamenti statunitensi hanno colpito obiettivi militari a Goruk e sull’isola di Qeshm, due nodi geopolitici cruciali che si affacciano sulla via d’acqua dove transita circa un quinto del petrolio mondiale. Secondo quanto confermato dal CENTCOM tramite una nota ufficiale su X (ex Twitter), l’operazione militare è scattata come risposta diretta all’abbattimento di un drone americano MQ-1 Reaper da parte delle forze di Teheran. “Nessun membro del personale statunitense è rimasto ferito nell’attacco”, ha precisato il comando di Washington, sottolineando la precisione millimetrica dei raid.
Non si è fatta attendere la replica di Teheran. Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (i Pasdaran) ha confermato i raid americani, dichiarando che gli Stati Uniti hanno preso di mira una base aerea interna. Secondo la versione dei militari iraniani, tale base sarebbe stata precedentemente utilizzata in un presunto attacco statunitense contro una torre delle telecomunicazioni sull’isola di Sirik. I Pasdaran non hanno tuttavia fornito l’esatta localizzazione del sito colpito.
Mentre lo Stretto di Hormuz veniva illuminato dalle esplosioni, lo stato d’allarme si è esteso rapidamente verso nord. A Kuwait City e nelle aree limitrofe hanno risuonato a lungo le sirene d’allarme. Lo Stato Maggiore dell’Esercito kuwaitiano ha confermato che i propri sistemi di difesa aerea sono stati ingaggiati in una complessa operazione per respingere “attacchi ostili condotti con missili e droni”.
In un comunicato alla nazione diffuso sui canali social ufficiali, le autorità militari hanno cercato di rassicurare la popolazione: Le difese missilistiche hanno risposto in tempo reale ai vettori in arrivo. “Lo Stato Maggiore dell’Esercito precisa che i forti boati avvertiti dalla cittadinanza sono il risultato diretto dell’intercettazione delle minacce ostili da parte dei nostri sistemi di difesa”.
Al momento non si registrano notizie ufficiali di vittime o di danni strutturali significativi sul suolo kuwaitiano, ma la situazione resta estremamente fluida.
L’asse del conflitto rischia ora di allargarsi pericolosamente. Il coinvolgimento dello spazio aereo del Kuwait – tradizionalmente un attore moderato e un alleato chiave di Washington nella regione – suggerisce che la ritorsione iraniana (o dei gruppi regionali a essa affiliati) potrebbe aver preso di mira infrastrutture strategiche o basi che ospitano truppe occidentali.
Con le rotte commerciali marittime già fortemente colpite e la diplomazia internazionale in stallo, l’azione-reazione tra Washington e Teheran minaccia di trasformare il Golfo in una polveriera fuori controllo.





