Pnrr, luci e ombre alla conclusione della sua fase principale con molti problemi nella sanità
Francesco Giavazzi, sul Corriere della Sera, traccia un primo bilancio del Pnrr alla conclusione della sua fase principale. Il Piano, pari a circa 200 miliardi di euro di investimenti – oltre 70 miliardi finanziati direttamente dall’Unione europea e il resto tramite debito garantito dai Paesi Ue – rappresenta, secondo l’autore, il più grande programma di investimenti pubblici dai tempi del Piano Marshall. A tre anni dall’avvio, l’89% dei progetti risulta completato. Giavazzi osserva che alcuni obiettivi erano irrealistici o mal concepiti, ma evidenzia anche risultati significativi. In Giustizia, i tempi medi dei procedimenti penali sono diminuiti del 31,2% rispetto al 2019, superando il target del Pnrr, mentre nel civile la riduzione dell’arretrato ha raggiunto l’85%, vicino all’obiettivo del 90%. Tra le misure decisive indica la creazione degli Uffici del processo, che garantiscono continuità ai procedimenti, l’introduzione di limiti temporali ai processi e gli incentivi a evitare ricorsi inutili. Più complesso il bilancio della Sanità. Il Piano prevedeva la realizzazione di 1.715 Case di Comunità per rafforzare l’assistenza territoriale e alleggerire i Pronto soccorso. A marzo 2026 risultavano attive 781 strutture, ma solo 204 disponevano di personale medico e infermieristico adeguato. Secondo l’autore, il principale ostacolo è stata la mancata riforma della medicina di base, osteggiata dai medici di famiglia. Il recente accordo, che mantiene la loro autonomia ma impone almeno 18 ore settimanali nelle Case di Comunità, rappresenta un passo avanti, pur giudicato insufficiente. Per Giavazzi, l’eredità più importante del Pnrr riguarda però il metodo: i fondi vengono erogati solo al raggiungimento degli obiettivi, sono destinati più direttamente ai Comuni e sottoposti al controllo della Commissione europea, che ha escluso progetti ritenuti non coerenti. Pur con limiti e risultati disomogenei, conclude, il Pnrr ha introdotto un nuovo modo di gestire la spesa pubblica e ha contribuito a contrastare l’immobilismo della politica italiana.





