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Palio, è l’ora del drappellone e Siena alza il velo sul sogno di dieci contrade

Andrea Bianchi Sugarelli.

Tutto pronto a Siena per il Palio di Provenzano del 2 luglio. I palchi sono montati da alcuni giorni, il tufo gira già intorno alla conchiglia di Piazza del Campo e da stasera, 26 giugno 2026, la città entra nel suo tempo più vero, quello che stringe il respiro e allunga le giornate fino alla mossa. Domani mattina i primi cavalli inizieranno a galoppare nelle prove regolamentate, poi il 29 giugno arriverà la Tratta, passaggio che cambia facce, umori e speranze, con l’assegnazione dei barberi alle dieci Contrade in corsa: Onda, Civetta, Giraffa, Leocorno, Aquila, Torre, Bruco, Drago, Valdimontone e Oca. Tutte dietro allo stesso pensiero, lo stesso da secoli: portarsi a casa il Cencio, a questo giro dipinto da Ismaele Nones.

Ma il primo appuntamento più sentito è quello di oggi, con una giornata carica di emozioni e aspettative. Alle 19, nel Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico, l’Entrone del Comune affacciato su Piazza del Campo, va in scena la presentazione ufficiale del Palio e del Masgalano (realizzato dagli artisti orafi Antonio Benocci e Berenice Arcamone ed offerto dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Uici, sezione territoriale di Siena). È uno dei momenti più attesi dai senesi, che si lasciano alle spalle un inverno di chiacchiere paliesche, strategie, attese e sogni. A svelare e raccontare il Drappellone firmato da Nones sarà il critico d’arte Davide Ferri. Da quell’ora l’opera che i dieci popoli bramano smetterà di essere un segreto e inizierà il suo cammino pubblico, fino a trovare posto, come accade dal ‘600, nella sala delle vittorie della Contrada che riuscirà a conquistarlo.

La cerimonia di stasera è diventata negli anni una tappa stabile del calendario paliesco, anche se non appartiene ai canonici quattro giorni. Prima il Drappellone restava riservato a pochi: consegnato al Comune, veniva custodito negli uffici e il popolo lo vedeva solo durante le prove (in particolare alla prima, issato nella colonna della Lupa accanto all’ingresso di Palazzo Pubblico) o nelle uscite verso Provenzano. La svolta arrivò nei primi anni Ottanta, quando il Comune scelse di mostrarlo pubblicamente alla città. La prima volta fu nel 1981, nella Sala delle Lupe, in un formato raccolto. Poi la presentazione è cresciuta fino a trovare nell’Entrone, con sindaco Vittorio Mazzoni della Stella, la sua casa naturale, salvo i rinvii imposti dalla pioggia in alcune annate particolari.  

Oggi il copione è noto: aprirà il sindaco Nicoletta Fabio, poi spazio al relatore scelto per “leggere” l’opera e il percorso dell’artista. Intanto i contradaioli osservano, commentano, approvano applaudendo o bocciano senza filtri a suon di fischi. È uno dei rari momenti in cui Siena guarda insieme il Palio prima che il Palio scelga Siena. Il Cencio di seta, commissionato dal Comune e tenuto segreto fino all’ultimo, da stasera non sarà più soltanto un’opera da ammirare: diventerà una promessa da inseguire, una sfida da conquistare, il centro vivo di desideri, rivalità e destino

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