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Mi piace non mi piace, il drappellone dipinto da “stranieri” è medicina per il Palio

Maurizio Cenni, ex sindaco di Siena, esprime la sua opinione sul drappellone del Palio con un articolo su Sienapost. Puntuali, come sempre, all’indomani della Presentazione del Drappellone spuntano i commenti più disparati, unico luogo al mondo in cui tutti si trasformano in critici d’arte, qualcuno perfino di altissimo livello. E’ una delle magie e stranezze di questa città, una delle poche rimaste temo, che negli anni ripropone gli stessi temi di discussione che, puntualmente, si affievoliscono nei giorni successivi per poi svanire quando “si fa sul serio” e quel drappo non è più un’opera d’arte ma premio e oggetto del desiderio. 

Ma  quello che mi ha sempre disturbato non sono i “mi piace/non mi piace”, “mi emoziona/non mi emoziona” e altre colorite espressioni che una volta si consumavano al bar di società e non sui social come oggi, ma le ricette che vengono elargite da qualcuno per risolvere l’annoso problema sono sempre le stesse e vengono ricondotte ad uno slogan: facciamolo dipingere ai senesi. E se così fosse stato fatto nei musei di contrada non ci sarebbero Decca, Caruso, Guttuso, Botero, Mitorai, Adami, Luzzatti, Hassoun, Possenti, Folon, Fromager, Shifano, Chia, Paladino e tanti altri assieme ai “nostri” pittori, non ci sarebbe quel respiro internazionale e quella apertura che è sempre stata medicina per la Festa, che ha sempre creato ambasciatori e difensori che anche in questo momento non farebbero per niente scomodo. 

A volte la committenza ha anche il compito di proporre esperienze che sono distanti dal nostro mondo, proprio per stimolare la immersione nella contemporaneità. E anche i concorsi periodici riservati ai nostri pittori sono opportuni, perché da un concorso si possono attingere committenze per più di una stagione paliesca e perché possono mostrare che senza contaminazioni anche la loro opera sarebbe più povera.

Ma se la committenza indica un contemporaneo per dipingere il cencio (ricordiamoci che il formato e gli elementi fissi da inserire sono una sfida reale per chi dipinge) oltre alle indicazioni rituali non si può pretendere che il lavoro venga sottoposto ad ulteriori vincoli. Se dovessi sottoporre al mio personale gusto i Drappelloni che ho presentato in dieci anni anche io avrei una mia graduatoria di gradimento  (oltre che una serie di aneddoti e curiosità) che non rivelerò mai. 

Quindi “mi piace/non mi piace” va bene, tanto dura solo fino al “…io lo prenderei anche bianco!” ma andare oltre significa ulteriore chiusura e rinuncia ad un respiro contemporaneo e non provinciale. Ricordare sempre perché si sono fatte certe scelte e quali sono i ragionamenti, le riflessioni e le valutazioni, in questo e in altri aspetti del Palio, altrimenti perdendone la memoria, si finisce per farne noi di danni alla Festa, e quelli che facciamo noi in genere sono quelli più difficili da riparare.

Mi piace non mi piace, il drappellone dipinto da “stranieri” è medicina per il Palio

Il Palio di Siena e il palio

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