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Liste di attesa nell’area Toscana centro, rimettere in sesto la sanità è un’operazione complessa

Mario Neri sul Tirreno analizza il problema delle liste di attesa nell’area Toscana centro. Rimettere in sesto la sanità nel cuore della Toscana non è solo un’operazione complessa, è un’idea utopica. O almeno, così sostengono i suoi stessi vertici. Lo scrivono nero su bianco, in trenta pagine fitte di tabelle, indicatori, algoritmi di produzione sanitaria e frasi che sembrano uscite da una stanza chiusa della programmazione regionale, i capi di quel pezzo cruciale del sistema. «Sono dunque oltre 313 mila le prestazioni da garantire in più nel 2026 rispetto al 2025», ma il traguardo è «oggettivamente poco realistico», lo definiscono gli stessi estensori, i direttori generali della azienda sanitarie e dei policlinici.

Parole che di solito restano nei corridoi, nei report interni, nelle telefonate del venerdì pomeriggio fra assessorato e direzioni sanitarie. Stavolta invece sono finite dentro il Piano operativo di Area Vasta Centro per il miglioramento delle liste d’attesa, firmato dai quattro direttori generali: Daniela Matarrese per CareggiValerio Mari per la Asl Toscana Centro, Paolo Morello per il MeyerSimona Dei per l’Ispro. Un documento strategico già inviato alla Regione il 22 aprile e che, letto senza la vernice delle conferenze stampa, racconta un sistema sanitario che continua a correre col fiato corto. Produce di più. Opera di più. Visita di più. Ma la domanda cresce ancora più velocemente. Una scala mobile al contrario. Più sali e più il pavimento ti sfugge sotto i piedi. La fotografia più brutale arriva dalle visite specialistiche. A Pistoia l’indice di cattura precipita al 42,7%, è il dato peggiore dell’area centrale. Vuol dire che meno di una ricetta medica su due si traduce in una prenotazione reale. Empoli si ferma al 48,8%. Prato arriva al 58,7%. Firenze, pur sostenuta dal sistema Careggi-Meyer, resta al 60,7%. Bene: il target fissato dalla Regione è il 75%.

Dentro le tabelle del piano c’è il conto esatto del deficit. Per riallineare il sistema servirebbero 79.708 visite aggiuntive nell’area Firenze-Careggi-Meyer-Ispro, 27.323 a Prato, 51.167 a Pistoia, 41.090 a Empoli. Totale: quasi 200 mila visite specialistiche in più. Poi c’è la diagnostica. Altri numeri. Altre code. Altri mesi d’attesa. Per ecografie, Tac, risonanze, endoscopie servirebbero oltre 251 mila prestazioni aggiuntive. Firenze avrebbe bisogno di quasi 139 mila esami in più, Empoli di quasi 40 mila.

L’assessora alla sanità Monia Monni (nella foto) è da pochi mesi alla guida del settore e aspetta a gloria la nomina del nuovo direttore regionale al posto di Federico Gelli destinato ad altro incarico. Per la successione da tempo si fa il nome del direttore generale dell’Aziena ospedaliero universitaria senese Antonio Barretta. L’annuncio potrebbe arrivare a metà giugno quando sarà inaugurato il lotto volano del policlinico delle Scotte.

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