I riflessi sui mercati della scoperta del focolaio di Hantavirus sulla nave da crociera
Giulia Alfieri su StarMag parla dei riflessi della scoperta del focolaio di Hantavirus sulla nave da crociera e i riflessi sui mercati.
Ifocolaio di hantavirus esploso a bordo della nave da crociera MV Hondius ha riacceso contemporaneamente l’attenzione su ricerca vaccinale, reazioni dei mercati e limiti strutturali dello sviluppo farmaceutico contro patogeni rari. Mentre i casi confermati restano nell’ordine di poche unità ma includono decessi e ricoveri internazionali, il titolo di Moderna ha reagito con forti oscillazioni, riflettendo l’interesse degli investitori per la piattaforma mRNA più che per prospettive commerciali immediate.
Intanto, sullo sfondo, aziende biotech, istituti militari e università lavorano da anni su candidati vaccinali e anticorpi, in un campo scientifico considerato promettente ma ancora lontano dall’autorizzazione clinica.
Il focolaio è stato rilevato dopo la comparsa di infezioni tra passeggeri della nave da spedizione MV Hondius, battente bandiera olandese, successivamente approdata alle Isole Canarie dopo giorni in mare in attesa di autorizzazioni sanitarie. Secondo le valutazioni riportate dall’Organizzazione mondiale sanitaria (Oms), i casi confermati sono stati inizialmente 6, con 2 probabili, poi saliti fino a 8 complessivi, con almeno 3 decessi tra i passeggeri.
Tra i casi figura anche il trasferimento di passeggeri in biocontenimento durante i voli di rimpatrio, inclusi cittadini statunitensi risultati positivi al ceppo Andes o con sintomi compatibili. Le autorità sanitarie internazionali hanno comunque mantenuto una valutazione di rischio “bassa” per la popolazione generale, sottolineando la rarità della trasmissione da persona a persona, pur documentata nel caso del ceppo coinvolto.
L’emergere del focolaio ha provocato una reazione immediata sui mercati, in particolare sul settore biotech. Il titolo Moderna ha registrato movimenti intraday molto ampi, con rialzi fino al 20% in alcune sedute e successive correzioni, fino a variazioni negative nello stesso giorno, in un contesto definito di forte volatilità.
Gli analisti, scrive Cnbc, hanno interpretato il fenomeno come una tipica reazione di trading agli eventi epidemici, guidata più dal sentiment che da prospettive di fatturato. “Non vediamo alcuna opportunità significativa di ricavi”, ha dichiarato Evercore ISI, aggiungendo che “l’hantavirus è un mercato a bassa incidenza, strutturalmente ridotto, e consideriamo qualsiasi movimento eccessivo guidato dal sentiment e non dai fondamentali”.
Secondo le analisi di mercato, il titolo tende a reagire ai focolai epidemici come indicatore indiretto delle capacità tecnologiche dell’azienda, passando rapidamente da fasi di forte entusiasmo speculativo a correzioni quando diminuisce la percezione del rischio.
Moderna, intanto, ha confermato di essere impegnata in ricerca preclinica sull’hantavirus da anni, in collaborazione con il U.S. Army Medical Research Institute of Infectious Diseases e con il Vaccine Innovation Center at Korea University College of Medicine. Il posizionamento di Moderna nel settore mRNA e nelle malattie infettive è ciò che la rende particolarmente sensibile agli eventi epidemici, anche quando non esiste una correlazione diretta con ricavi immediati.
Anche la britannica EnsiliTech sta sviluppando un vaccino sperimentale contro l’hantavirus basato su tecnologia a mRNA, nell’ambito di una ricerca iniziata circa 15 anni fa su patogeni trascurati. Il progetto, ancora in fase preclinica e non testato sull’uomo, punta tra l’altro a risolvere uno dei principali limiti dei vaccini a mRNA utilizzati contro il Covid, cioè la necessità della conservazione a temperature estremamente basse. La biotech ha infatti sviluppato un sistema di stabilizzazione del materiale genetico chiamato “ensilication”, che lo racchiude in una struttura protettiva a base di silice, con l’obiettivo di consentire una conservazione a temperatura ambiente e facilitare la distribuzione globale del vaccino. Secondo le stime riportate, i primi studi clinici sull’uomo potrebbero richiedere ancora alcuni anni prima di essere avviati.
Il settore farmaceutico continua infatti a considerare l’hantavirus un’area scientificamente rilevante ma economicamente limitata, fortemente dipendente da finanziamenti pubblici o militari per lo sviluppo avanzato. In questo contesto, il focolaio della MV Hondius ha agito come acceleratore mediatico e finanziario temporaneo, senza però modificare in modo sostanziale lo stadio ancora iniziale della ricerca vaccinale globale.
Ecco, dunque, perché gli esperti concordano nel definire lo sviluppo di un vaccino contro l’hantavirus un obiettivo scientificamente possibile ma difficilmente accelerabile senza un forte intervento pubblico.
“Le nostre agenzie di finanziamento non investono molto in questo settore, perché è improbabile che provochi la prossima epidemia o pandemia. Ma questi sono virus che causano febbri emorragiche, quindi quando si verificano fanno paura e provocano gravi danni”, ha detto la professoressa Sabra Klein della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health.
Il virologo Jay Hooper dell’U.S. Army Medical Research Institute of Infectious Diseases su Nature ha descritto un percorso di ricerca lungo decenni, iniziato negli anni ’80, con studi su diversi ceppi virali: “Il vaccino a DNA contro il virus Andes induce anticorpi neutralizzanti, importanti per la protezione, quindi sembra promettente. Tuttavia, richiede almeno tre dosi, una iniziale più due richiami, invece di una singola iniezione o un semplice schema dose-richiamo”.
“Non esiste una regione specifica in cui condurre un classico studio di fase 3 sull’efficacia del vaccino; pertanto, per soddisfare i requisiti di autorizzazione, sono necessari approcci diversi” e inoltre “non c’è mai stata una ‘Operazione Warp Speed’ per l’hantavirus”, ha spiegato.
Le autorità sanitarie internazionali, inclusa l’Oms, hanno ribadito che il rischio globale resta basso, pur monitorando attentamente il focolaio per la presenza del ceppo Andes, l’unico noto per trasmissione da persona a persona.
Studi precedenti hanno mostrato che il virus può avere un tasso di riproduzione superiore a 2 in contesti iniziali non controllati, ridotto sotto 1 con isolamento e quarantena, evidenziando la variabilità della dinamica epidemica.





