L’inferno di Kiev e il miracolo (a caro prezzo) dello scudo aereo
Ariel Piccini Warschauer.
Mentre le sirene antiaeree continuano a lacerare il cielo sopra Kyiv, un silenzio irreale si è consumato questa settimana tra le strade della capitale ucraina. È il silenzio del dolore più atroce, quello che toglie il fiato. Kyiv ha dato l’addio a due sorelle: Liubava, appena 12 anni, e Vira, 17. Due vite spezzate, cancellate dal cemento e dal fuoco di un missile russo che ha ridotto in macerie il loro condominio all’inizio del mese.
Dietro la fredda contabilità della guerra — che in quel singolo attacco ha registrato 24 vittime civili — si nasconde una tragedia familiare devastante. Il padre delle ragazze era già caduto combattendo al fronte; oggi, la madre resta l’unica sopravvissuta di una famiglia che non esiste più. Questo è il volto umano, tragico e sanguinoso, del più imponente e prolungato assalto aereo lanciato da Mosca dall’inizio del conflitto: una pioggia di fuoco apocalittica, con 1.500 droni e 56 missili scagliati contro le città ucraine nel giro di appena 48 ore.
Eppure, in questo scenario di devastazione, c’è un dato che racconta una resistenza tecnica e militare straordinaria. Se il bilancio delle vittime non è stato drammaticamente peggiore, lo si deve unicamente alle barricate invisibili che l’Ucraina è riuscita a sollevare nei suoi cieli. Secondo i dati diffusi dal presidente Volodymyr Zelensky, i sistemi di difesa aerea sono riusciti a intercettare il 94% dei droni a lungo raggio e il 73% dei missili. Per capire la portata del progresso, basti pensare che esattamente un anno fa, a metà maggio 2025, la quota di abbattimenti su scala nazionale si fermava al 55%. L’Ucraina ha imparato a difendere il proprio cielo, trasformando la capitale in una delle fortezze più impenetrabili del pianeta.
«Oggi siamo, sfortunatamente, i migliori al mondo», ammette con amara lucidità il tenente colonnello Yuriy Myronenko, ispettore generale del Ministero della Difesa ucraino. Un primato guadagnato sul campo, pagato con il sangue e con un addestramento forzato sotto le bombe. Ma l’ufficiale non nasconde la realtà: se contro i droni di fabbricazione iraniana lo scudo regge, neutralizzare i missili balistici russi — ordigni ipersonici capaci di piombare dall’alto a velocità folli — resta un’impresa maledettamente difficile. La tecnologia occidentale aiuta, il coraggio dei soldati ucraini fa il resto, ma la vulnerabilità zero non esiste. E finché Mosca continuerà a saturare i cieli, il prezzo più alto continueranno a pagarlo i civili.





