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Li amavo entrambi, i ricordi del segretario che ha visto crescere William e Harry

Ariel Piccini Warschauer. 

Nel frastuono assordante di memorie amare, interviste incendiarie e regolamenti di conti transatlantici, una voce proveniente dal passato più felice della Corona britannica restituisce un tocco di autentica umanità e malinconia. Jamie Lowther-Pinkerton, l’uomo di fiducia che ha guidato i passi dei principi William e Harry per quasi un decennio, rompe una discrezione tutta militare per rievocare un’epoca in cui la fratellanza non era ancora un miraggio.

È una testimonianza di rara eleganza britannica quella che emerge dalle colonne della rivista francese Point de Vue. In un momento storico in cui i due figli di re Carlo III sembrano separati da un abisso invalicabile, Jamie Lowther-Pinkerton, ex ufficiale della SAS, i reparti antiterrorismo britannici, diventato segretario privato dei principi dal 2005 al 2013, ha scelto di ricordare. E nelle sue parole, impregnate di un profondo affetto paterno, risuona il profumo di un’epoca che appare ormai lontanissima: quella in cui i due fratelli camminavano fianco a fianco, uniti dallo stesso dolore e dallo stesso destino, nonostante temperamenti già allora assai diversi.

«Li amavo entrambi», confida questo custode di mille segreti che è stato molto più di un semplice funzionario di corte. Entrato al servizio di William e Harry quando avevano rispettivamente 22 e 20 anni, Lowther-Pinkerton ha agito come una vera e propria bussola morale e un protettore discreto per due ragazzi profondamente feriti dalla tragica perdita della madre, la principessa Diana. Nelle sue memorie personali, li descrive come due «giovani coraggiosi», ciascuno dotato di qualità uniche e complementari. William, ai suoi occhi, mostrava già la stoffa del leader nato, un senso innato delle istituzioni e un rigore analitico straordinario. Harry, al contrario, era «una sorta di leoncino esuberante, che saltava ovunque», pieno di vita, energia e di quella magnetica malizia che conquistava chiunque lo incontrasse. «Era un tempo di complicità autentica, lontana dai riflettori accecanti e dal cinismo dei tabloid. William mostrava già la gravità del futuro re, mentre Harry portava quella scintilla di spontaneità che riscaldava le stanze del palazzo.»

L’ex segretario ricorda con un sorriso e non poca commozione anche i preparativi del matrimonio del secolo, quello tra William e Kate Middleton nel 2011. Un evento titanico per il quale il giovane principe, con una flemma tipicamente britannica, gli lanciò un ordine perentorio in sole tre parole che lo lasciò, per sua stessa ammissione, «pietrificato»: «You’re running it» («Te ne occupi tu»). Una fiducia assoluta che testimoniava la maturità precoce del duca di Cambridge, capace di delegare la macchina organizzativa pur mantenendo saldo il timone delle decisioni finali.

Interrogato sull’attuale e dolorosa frattura che lacera i Windsor, il vecchio soldato preferisce trincerarsi dietro un rigoroso silenzio militare, rifiutandosi categoricamente di alimentare la macchina del fango mediatica. «Preferisco rimanere fuori dalle questioni che riguardano Harry oggi», taglia corto con ammirevole tatto. Eppure, l’affetto non si è spento. Da eterno ottimista, ci tiene a sottolineare come sia rimasto «molto legato» al duca di Sussex, ricordando che il principe possiede tuttora qualità diplomatiche.

Per il soldato diventato amico e confidente dei due fratelli oggi divisi, da decenni abituato a decifrare gli umori e i complessi rituali di Buckingham Palace, queste parole risuonano come un monito prezioso. Dietro i titoli nobiliari, i comunicati glaciali e le faide familiari, ci sono stati due ragazzi, due orfani che sono cresciuti protetti dallo stesso mantello e dallo stesso mentore. Scegliendo di mettere in luce la nobisllà d’animo di William e la sensibilità vulnerabile di Harry, Jamie Lowther-Pinkerton — che è anche il padrino del principe George — ci offre lo specchio di un passato che, sebbene non possa più tornare, merita di essere guardato con profondo rispetto.

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