L’economia fiorentina rallenta ma non si ferma: la sfida è trasformare l’incertezza in competitività
Stefano Bisi.
L’economia fiorentina entra nella seconda metà del 2026 con una caratteristica che accomuna gran parte delle economie avanzate: la resilienza. Il nuovo Rapporto sullo stato dell’economia della provincia di Firenze della Camera di Commercio racconta infatti un territorio che rallenta, ma che continua a dimostrare una capacità di adattamento superiore alle attese, nonostante uno scenario internazionale tra i più complessi degli ultimi anni.
A pesare sono soprattutto le tensioni geopolitiche. Il conflitto in Medio Oriente, il blocco dello Stretto di Hormuz, l’impennata del prezzo del petrolio e il ritorno di politiche commerciali protezionistiche stanno modificando profondamente il quadro economico mondiale. Dopo un 2025 chiuso con una crescita globale del 3,4%, il Fondo Monetario Internazionale prevede per il 2026 un rallentamento al 3,1%, accompagnato da un ritorno dell’inflazione energetica e da una crescente incertezza che frena investimenti e consumi.
In questo contesto l’Italia continua a crescere, ma con ritmi modesti. Le previsioni oscillano intorno allo 0,7-0,8% del PIL, sostenuto principalmente dalla domanda interna e dagli investimenti legati al PNRR, mentre esportazioni e consumi mostrano evidenti segnali di rallentamento.
Firenze, tuttavia, si presenta con fondamentali migliori rispetto alla media nazionale. Il 2025 si è chiuso con una crescita del PIL provinciale pari all’1%, superiore sia al dato toscano sia a quello italiano. A trainare sono stati soprattutto i servizi, il recupero del manifatturiero nella seconda parte dell’anno e una buona dinamica degli investimenti in impianti e macchinari, favorita dagli incentivi di Transizione 4.0 e 5.0. Anche i consumi delle famiglie hanno mostrato una discreta tenuta grazie alla crescita del reddito disponibile.
Il 2026 segna però un cambio di passo. La previsione di crescita viene rivista allo 0,5%, due decimi in meno rispetto alle stime formulate prima dell’esplosione della crisi mediorientale. Non si tratta di una recessione, ma di una fase di sostanziale stagnazione nella quale l’aumento dell’inflazione riduce il potere d’acquisto delle famiglie e raffredda la domanda interna. I consumi rallentano allo 0,7%, il reddito disponibile cresce meno della metà rispetto all’anno precedente e gli investimenti, pur mantenendo un segno positivo, mostrano una progressiva perdita di slancio.
Le imprese fiorentine si trovano così ad affrontare una duplice pressione. Da una parte aumentano i costi energetici e finanziari; dall’altra si riduce la prevedibilità dei mercati internazionali. Le esportazioni, dopo un 2025 eccezionale anche per effetto dell’anticipo delle consegne prima dell’introduzione dei dazi, sono previste in contrazione, mentre il settore industriale continua a evidenziare segnali di debolezza. Più favorevole appare invece l’andamento del terziario, destinato a rimanere il principale motore della crescita locale.
Tra gli elementi più incoraggianti emerge il mercato del lavoro. Pur in un quadro di rallentamento economico, la provincia mantiene un tasso di disoccupazione atteso intorno al 3,2%, tra i più bassi del Paese, confermando una struttura produttiva ancora capace di generare occupazione. È però una crescita sempre più legata alle competenze qualificate e alla capacità delle imprese di innovare processi e modelli organizzativi.
Il messaggio che emerge dal Rapporto va quindi oltre la semplice fotografia congiunturale. Firenze non è immune dagli shock globali, ma dispone di alcuni punti di forza consolidati: un sistema dei servizi dinamico, un manifatturiero ad alto valore aggiunto, un turismo internazionale strutturato e un mercato del lavoro relativamente solido. La vera sfida non sarà soltanto superare la fase di rallentamento, ma trasformare l’incertezza in un’opportunità di riposizionamento competitivo.
In un contesto in cui geopolitica, energia, intelligenza artificiale e nuove catene del valore stanno ridefinendo l’economia mondiale, la capacità di investire in innovazione, digitalizzazione e capitale umano diventerà il principale fattore distintivo. Per Firenze, più che resistere alla crisi, sarà decisivo saper interpretare il cambiamento prima degli altri.
(nella foto il segretario generale della camera di commercio di Firenze, Giuseppe Salvini)





