La lupa alle porte di Siena e le ferite dello scultore che l’ha realizzata, ma la politica non c’entra
Alberto Inglesi, lo scultore che ha realizzato l’opera che abbellisce la rotonda di Fontebecci, alle porte di Siena, che dà il benvenuto a si sente ferito dalle critiche che gli sono state rivolte. Capitò anche nel 1996 quando l’amministrazione comunale di sinistra affidò a Giuliano Vangi la realizzazione della lupa di piazza Postierla. Le critiche furono molto pesanti. Trent’anni fa non c’era Facebook ma giornali autorevoli che criticavano. Anche allora, talvolta, le critiche erano per usi strumentali a fini politici. Il più feroce fu Marco Falorni, oggi consigliere comunale di centrodestra. La lupa di Vangi diventò la lupetta. Non so se l’artista morto a Pesaro si sentì ferito. A scanso di equivoci l’opera di Inglesi per me è bella e magari ce ne fossero in tutte le rotonde di realizzazioni d’autore. (St.B.)
Inglesi ha postato su Facebook la replica a chi lo critica.
Nella mia lunga carriera di scultore non mi è mai capitato di dover prendere posizione di fronte alle critiche rivolte alle mie opere. Le ho sempre accettate — ci mancherebbe — perché fanno parte del gusto e della sensibilità di ognuno di noi. Tuttavia, a due giorni dall’installazione della scultura “Cor Magis Tibi Sena Pandit”, mi vedo costretto, seppur a malincuore, a precisare il senso profondo di questo lavoro.
Mi preme sottolineare che, in questa occasione, la mia scultura è stata utilizzata come pretesto per colpire un’amministrazione forse non gradita. È profondamente ingiusto che un’opera d’arte venga strumentalizzata per fini politici, trasformando un atto creativo in un terreno di scontro elettorale o partitico. Al di là di queste contestazioni, che nulla hanno a che vedere con l’arte e che sono sfociate persino in offese personali come se io fossi parte di un ingranaggio politico e non un libero artista, la critica più frequente riguarda la posizione del muso della Lupa. Si sostiene che la Lupa senese debba avere necessariamente lo sguardo dritto davanti a sé.
A tal proposito, ringrazio la professoressa Gabriella Piccinni per il suo eccellente intervento, in cui ha ricordato come, nei secoli, grandi artisti abbiano raffigurato la Lupa in varie posture: accovacciata, sdraiata, dinamica. Non esiste un’unica postura dogmatica quando l’arte si fa racconto.
Nella mia opera, la Lupa interrompe la sua fissità per un motivo preciso: lo stupore. Essa si volge di lato per guardare il terzo bambino che, con una scala, sale verso i gemelli Senio e Aschio. Il fulcro del racconto è proprio qui. Citando l’affresco del Vecchietta, “La Madonna della Scala”, ho voluto rappresentare l’accoglienza e il benvenuto a chiunque giunga nella nostra città. Se la Lupa guarda di lato, è per accudire, per accogliere il nuovo venuto, per descrivere un pensiero ben più complesso di una semplice posa araldica.
Vedere tanta acrimonia su un dettaglio anatomico, ignorando il messaggio di apertura e amore che l’opera sottende, mi ferisce profondamente. Concludo dicendo che, dopo tutto questo, provo un sincero dispiacere nel sentire di non aver fatto cosa gradita a una parte dei cittadini. Il mio intento era l’esatto opposto: offrire un dono alla mia Siena, un simbolo di speranza e di cuore aperto. Sapere che questo dono sia stato accolto con tale durezza mi lascia un’amarezza che difficilmente avrei immaginato di provare




