Il fantasma di Qom, il giallo sulla salute di Mojtaba e il vuoto di potere a Teheran
Ariel Piccini Warschauer.
Il potere in Iran è sempre stato una questione di faide e lotte fratricide interne, ma oggi quelle ombre sembrano aver inghiottito il vertice della Repubblica Islamica. Secondo un memo diplomatico riservato, rivelato dal Times e basato su informative dell’intelligence statunitense e israeliana, Mojtaba Khamenei sarebbe incapace di intendere e di volere.
Il nuovo Leader Supremo, succeduto al padre Ali dopo i raid dello scorso 28 febbraio, si troverebbe in stato di incoscienza a Qom, la città santa delle scuole coraniche sciite, lontano dai palazzi di Teheran. Se confermata, la notizia non riguarderebbe solo la salute di un uomo, ma la sopravvivenza stessa degli equilibri istituzionali in Iran in un momento di guerra aperta.
L’assenza del Successore
Dall’inizio del conflitto, di Mojtaba si sono perse le tracce fisiche. La televisione di Stato ha trasmesso due comunicati a lui attribuiti, ma il dettaglio tecnico è macroscopico: mancano audio e video. Nessun discorso alla nazione, nessuna immagine del “nuovo corso” per rassicurare i fedelissimi o ammonire i nemici.
Questo silenzio ha alimentato i sospetti dei servizi occidentali e delle monarchie del Golfo, destinatarie del memo. L’ipotesi è che Mojtaba sia rimasto ferito o sia stato colpito da un grave malore poco dopo l’ascesa al trono, lasciando l’Iran in una sorta di interregno invisibile.
Il ruolo dei Pasdaran
In questo vuoto, la domanda sorge spontanea: chi muove le pedine? Se il Leader è fuori gioco, il comando scivola inevitabilmente nelle mani dei vertici dell’IRGC (i Pasdaran). La successione dinastica, tanto discussa negli ultimi anni, rischia di essere naufragata prima ancora di consolidarsi e la frammentazione tra le diverse correnti del regime potrebbe esplodere qualora la notizia della sua incapacità diventasse di dominio pubblico.
Il mistero della sepoltura di Ali
Un altro tassello del mosaico riguarda il corpo di Ali Khamenei. Il memo cita la costruzione di un imponente mausoleo a Qom, un dettaglio che contrasta con i piani ufficiali che prevedevano onoranze funebri a Teheran. Il ritardo nel funerale di Stato, ufficialmente giustificato con “ragioni organizzative per l’immensa affluenza prevista”, collide frontalmente con la tradizione sciita, che impone la sepoltura immediata.
Questo rinvio sospetto suggerisce che il regime stia cercando di guadagnare tempo per risolvere la crisi di successione interna prima di ammettere la fine di un’era.
L’Iran si trova oggi in una tempesta perfetta: una guerra esterna e un vuoto pneumatico ai vertici. Se Mojtaba non dovesse riemergere, la “Guida” potrebbe trasformarsi definitivamente in una giunta militare guidata dai generali, segnando il passaggio definitivo dalla teocrazia a una dittatura prettamente marziale. A Qom, tra le cupole azzurre, il destino della rivoluzione sembra appeso a un monitor ospedaliero.





