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Il caso Minetti non è isolato e la cultura della gogna è dilagante

Il direttore del Foglio Claudio Cerasa scrive il caso della grazia concessa a Nicole Minetti costituisce l’ennesima dimostrazione dei meccanismi che regolano il rapporto tra informazione, politica e giustizia in Italia. L’autore sostiene che una parte del dibattito pubblico abbia trasformato accuse e sospetti in verità accertate, alimentando una campagna che ha coinvolto il Quirinale, il ministero della Giustizia e la Procura generale di Milano. A suo giudizio, il principio dello Stato di diritto impone invece di considerare ogni accusa come un fatto da verificare e non come una condanna anticipata, nel rispetto della presunzione di innocenza sancita dalla Costituzione. Cerasa ricorda che, dopo ulteriori verifiche, la Procura generale di Milano ha confermato la correttezza dell’istruttoria e il parere favorevole alla grazia, mentre il presidente della Repubblica ha escluso la necessità di riaprire il caso. L’autore ripercorre le reazioni di esponenti politici e commentatori che avevano chiesto chiarimenti, dimissioni o assunto per fondate le ricostruzioni giornalistiche che attribuivano a Minetti un presunto complotto finalizzato a ottenere il provvedimento di clemenza.

Secondo Cerasa, il funzionamento del “circo mediatico-giudiziario” segue uno schema preciso: si individua un’accusa utile, si trasforma il soggetto coinvolto nel simbolo di un male da combattere, si elevano sospetti e illazioni al rango di verità e si utilizzano tali ricostruzioni per ottenere vantaggi politici o consolidare convinzioni ideologiche. Il problema, osserva, non riguarda soltanto l’esito finale delle verifiche giudiziarie, ma il fatto che le campagne mediatiche lascino comunque un segno duraturo sulla reputazione delle persone coinvolte. Per questo l’autore richiama anche il caso di Silvio Berlusconi, sostenendo che per decenni accuse poi cadute o non dimostrate siano state utilizzate per costruire narrazioni pubbliche difficili da sradicare. La memoria, conclude Cerasa, è necessaria per ricordare come il passaggio dai sospetti alle sentenze mediatiche finisca per inquinare il dibattito pubblico. Il vero rischio non è il singolo errore giornalistico o giudiziario, ma una cultura della gogna che continua a trasformare il fango in strumento politico e mediatico, incidendo sulle vite delle persone anche quando le accuse risultano infondate.

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