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Il 2 giugno si festeggia un doppio compleanno

Alessandro Palumbo.

Il 2 giugno si festeggiano gli 80 anni della Repubblica, ma anche gli 80 anni del voto alle donne, infatti per la prima volta il 2 giugno 1946 le donne votarono per il referendum istituzionale e per la Assemblea Costituente. In realtà avevano votato anche per le amministrative della primavera, ma il primo voto nazionale politico fu il 2 giugno.

La storia delle lotte per il voto femminile in Italia ha radici nell’800. Prima della unità di Italia le donne avevano un limitato diritto di voto solo attivo in Lombardia e Veneto (sotto l’Impero Austriaco) e nel Granducato di Toscana.

Con l’unità di Italia nel 1861 si affermò il principio che solo gli uomini (con determinate caratteristiche) avevano il diritto al voto.

A partire da quella data ci furono tentativi di consentire forme limitate di partecipazione al voto di alcune categorie di donne (disegni di legge Minghetti, Ricasoli e del ministro Peruzzi) in particolare le nubili e le vedove, cioè laddove non vi era una potestà maritale. Furono tutte respinte con la motivazione che erano contrarie ai costumi nazionali.  In seguito ci provò Depretis  senza successo.

Giuseppe Zanardelli, che pure fu uno dei politici liberali più aperti bollò la proposta definendo l’impegno politico e civile prettamente maschile e quello educativo familiare prettamente femminile.

Va ricordato il tentativo di Salvatore Morelli, deputato mazziniano di stampo eretico “ultimo degli uomini” si definiva e fu chiamato il parlamentare delle donne che nel 1867 presentò un disegno di legge per l’epoca rivoluzionario “ abolizione della schiavitù domestica con la reintegrazione giuridica della donna, accordando alla donna i diritti civili e politici” e piu tardi nel 1874 un nuovo diritto di famiglia con 100 anni di anticipo rispetto al nuovo diritto di famiglia approvato solo nel 1975. Naturalmente non furono presi in considerazione e i resoconti parlamentari ci raccontano di risate e sberleffi.

Lo stesso Mazzini che pure in teoria sosteneva la parità tra uomo e donna scrisse che i tempi non erano maturi.

Una particolarità di questo periodo fu che in nessun documento o legge si vietava la partecipazione delle donne alla vita politica, si parlava sempre di cittadini senza alcuna specifica, ma si diede per scontata la esclusione perché considerata incompatibile con la natura femminile (sic.). a questo proposito sfruttando questa lacuna  le donne lombarde subito dopo l’unità di Italia raccolsero 2000 firme per chiedere il voto amministrativo.

Che i tempi non fossero maturi però lo dimostra anche il fatto che la battaglia per il voto femminile non ha avuto in Italia la stessa forza e partecipazione che ha avuto in altri paesi, una delle protagoniste fu Anna Maria Mozzoni, il cui impegno non ebbe però quel seguito che le suffragette ebbero altrove. Nei primi del 900 una delle donne più importanti di quel periodo Maria Montessori sfruttando sempre l’ambiguità giuridica invitò le donne a iscriversi alle liste elettorali, appello che fu accolto da molte donne che chiesero l’iscrizione alle corti di appello di numerose città, tutte respinte (tranne ad Ancona dove furono accettate 10 iscrizioni). Nel 1919 ci fu il caso di Grazia Deledda nelle liste di Nuoro per il Partito radicale (34 voti) che suscitò grave scandalo.

La richiesta del voto alle donne si intrecciò con la richiesta più generale della concessione del suffragio universale richiesto a gran voce da socialisti e popolari. Il carteggio tra Turati e la sua compagna Kuliscioff a tale riguardo è interessante e significativo. Turati sempre affermò pubblicamente la richiesta di suffragio universale per uomini e donne, ma non nascondeva le preoccupazioni che questa richiesta potesse bloccare il suffragio universale maschile considerando i tempi non maturi (anche lui!) per il voto alle donne. Inoltre in Turati vi era anche la preoccupazione dell’influenza della Chiesa sulle donne che poteva portare a un voto sbilanciato sui popolari, questo atteggiamento lo portò a scontrarsi con Kuliscioff, che aspramente lo criticava. (immaginiamo con quanto dolore per Turati che considerava la sua compagna la sua migliore consigliera).

Le donne socialiste d’altra parte poco partecipavano alle battaglie sul voto coinvolte con i compagni nelle battaglie piu generali sulla giustizia economica e sociale.

Il fatto bizzarro fu che lo stesso Mussolini nel programma di Sansepolcro aveva inserito il voto amministrativo  alle donne, peccato che poi abolì del tutto il voto con le nomine dei podestà.

Fu la seconda guerra mondiale e la lotta di liberazione che rese anacronistico il divieto.

Le donne avevano ampiamente dimostrato la loro capacità di lavoro, di combattimento, (già ampiamente dimostrato anche durante la prima guerra mondiale sostituendo con successo gli uomini al fronte in ogni compito). L’Europa civile e democratica aveva da anni concesso il voto, Finlandia 1906, Norvegia 1913, Danimarca 1915 Russia 1917, Regno Unito 1918.

Dopo la guerra i partiti e le organizzazioni femminili spinsero per una immediata approvazione del voto femminile, cosi finalmente con il Decreto Luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946 le donne furono ammesse al voto, che esercitarono per la prima volta su tutto il territorio nazionale il 2 giugno 1946, portando per la prima volta 21 donne all’Assemblea Costituente.

Ma ancora lungo fu il cammino per una effettiva parità giuridica tra uomo e donna, solo nel 1968 fu abolito il reato di adulterio femminile, il nuovo Diritto di Famiglia che abolisce ogni privilegio maschile fu approvato nel 1975, il delitto d’onore nel 1981.

Ottenuta la parità giuridica ancora non si è ottenuta la parità di fatto nel lavoro, nella carriera, soprattutto nella cultura, l’indice Gender Equality Index pone l’Italia al dodicesimo posto in Europa, il compito del futuro è alzare questo indice, ed è un compito di uomini e donne. 

Alla fine di questo ricordo il pensiero va a quella metà o più del mondo che ancora considera e tratta le donne come diverse e inferiori agli uomini, non ci può essere giustizia quando milioni di donne sono ancora in condizioni di inferiorità.

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