Cresce l’insicurezza nelle città e il tema sarà centrale nelle prossime campagne elettorali
Carlo Verdelli sul Corriere della Sera prende spunto dall’aggressione subita da un uomo di 75 anni in un parco del Padovano per riflettere su un fenomeno che, a suo giudizio, sta diventando sempre più diffuso: la crescita della violenza casuale e del senso di insicurezza nella società italiana. L’episodio, avvenuto senza un apparente motivo e conclusosi con il ferimento dell’anziano, viene presentato come uno dei tanti casi che ormai si susseguono nelle cronache, dalle aggressioni mortali ai pestaggi, fino alle risse tra giovani e agli atti di violenza nelle scuole. Secondo Verdelli, il progressivo aumento di questi episodi dimostra che il problema non può essere affrontato soltanto con l’inasprimento delle pene previsto dal decreto Sicurezza.
Le misure repressive, sostiene, rischiano di intervenire quando il “fiume della rabbia” è già esondato. Alla base vi sarebbe infatti un deterioramento della convivenza civile e del rispetto reciproco, alimentato da un clima sociale sempre più aggressivo. L’editorialista osserva che il linguaggio violento è ormai diventato abituale, dalla politica ai social network fino ai rapporti quotidiani tra le persone. Questo contesto, secondo l’autore, contribuisce a legittimare comportamenti sempre più intimidatori e rende più difficile trasmettere i valori del rispetto e della convivenza democratica. Verdelli richiama anche alcuni dati che descrivono una crescente percezione di insicurezza: secondo un’indagine di Save the Children, il 70% degli intervistati afferma di sentirsi in pericolo per strada, mentre quasi la metà evita i mezzi pubblici nelle ore serali. L’autore cita inoltre dati Istat secondo cui il 37% delle ragazze tra i 16 e i 24 anni ha subito violenze fisiche o sessuali negli ultimi cinque anni. Sul piano politico, Verdelli ritiene che il tema della sicurezza sarà centrale nella prossima campagna elettorale. A suo giudizio, la risposta non può limitarsi a promesse di espulsioni o a misure simboliche, ma dovrebbe puntare soprattutto sulla rieducazione e sul rafforzamento della cultura democratica. La paura dei cittadini, conclude, va affrontata con interventi concreti e non con soluzioni di facile propaganda.





