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Caregiver, l’appello per aiutare le famiglie con maggiori finanziamenti

La Nazione dedica un articolo all’appello per maggiori finanziamenti a chi si occupa degli anziani. La concreta applicazione della legge regionale sui caregiver del 2025, maggiori finanziamenti e più aiuti alle famiglie. Sono le richieste avanzate da Maria Grilli, segreteria Spi-Cgil Toscana, al convegno “Assistenti familiari e caregiver. Un’alleanza da costruire” promosso da Filcams e Spi regionali e dal coordinamento Donne Spi-Cgil. In Toscana, secondo i dati forniti, ci sono circa 45mila assistenti familiari (o badanti) a fronte di 86mila non autosufficienti.

Tolti i 13mila ospiti delle Rsa (le residenze sanitarie assistite), il resto ricade sulle famiglie, economicamente e come assistenza diretta h24. Questa viene fornita in prima persona o ricorrendo alle badanti, quasi tutte donne di origine straniera, moltissime dell’Est Europa. Presone che vivono spesso 24 ore su 24 con l’assistito, occupandosi di tutto: dall’igiene alla gestione economica (con la famiglia o con gli amministratori di sostegno), dai rapporti burocratici a quelli col sistema sanitario. 

Dall’altra parte ci sono i caregiver familiari: anche in questo caso molte donne, che assistono gratuitamente i congiunti, anche a costo di lasciare il lavoro. E come effetto dell’invecchiamento della popolazione spesso si hanno persone già anziane che assistono i grandi anziani. “Il lavoro domestico sta diventando sempre più essenziale per garantire assistenza a bambini, anziani e persone con disabilità – ha detto Luisella Brotini della segreteria Filcams Cgil Toscana -. L’assistenza familiare deve assicurare dignità agli assistiti, ma è urgente anche garantire condizioni di lavoro eque e tutelate agli assistenti familiari. È un settore che impiega oltre 800mila fra lavoratrici e lavoratori regolari in Italia, numeri che raddoppiano col lavoro irregolare. Per questo, insieme agli altri sindacati e alle associazioni datoriali, abbiamo inviato un avviso al Governo per la modifica di alcune normative che escludono i lavoratori domestici da una serie di diritti che hanno gli altri dipendenti. Altrettanto fondamentale è che non si scarichi sulle famiglie o sulle persone sole l’intero costo della funzione sociale che queste lavoratrici svolgono”.

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