Bpm insiste per una fusione alla pari con il Monte dei Paschi e attende la risposta di Rocca Salimbeni
Il Quotidiano Nazionale commenta la riunione del cda di Banco Bpm che prova a restare in partita sul tavolo dove si gioca la seconda fase del risiko bancario. La banca guidata da Giuseppe Castagna ha fatto il punto sulla possibile fusione alla pari con Mps, una proposta che, nelle intenzioni di Piazza Meda, dovrebbe portare alla nascita del secondo gruppo bancario italiano.
Un’operazione in salita dopo la discesa in campo di Intesa Sanpaolo, che ha presentato un’offerta per rilevare l’istituto senese, ridisegnando di colpo gli equilibri della partita. Il consiglio di amministrazione di Banco Bpm, già previsto in calendario, è durato oltre cinque ore. Al termine nessun comunicato ufficiale e nessuna dichiarazione da parte degli amministratori, usciti alla spicciolata dalla sede di Piazza Meda. Secondo quanto filtra, l’amministratore delegato Giuseppe Castagna avrebbe aggiornato i consiglieri sullo stato dell’arte, con il supporto degli advisor Citi e Goldman Sachs, senza però assumere nuove iniziative forma
La linea, almeno per il momento, resta quella dell’attesa: Banco Bpm vuole capire quale sarà la risposta di Mps all’invito ad aprire un confronto sulla fusione. Una prima indicazione potrebbe arrivare lunedì 22 giugno, quando è in programma il cda dell’istituto senese. Ufficialmente la riunione è dedicata alle operazioni di riorganizzazione societaria di Mediobanca. Ma è evidente che il tema del futuro di Rocca Salimbeni incombe su ogni passaggio. Anche perché Luigi Lovaglio non dispone di una maggioranza granitica in consiglio e dovrà muoversi con attenzione tra le diverse sensibilità degli azionisti e le pressioni del mercato.
La proposta messa sul tavolo da Castagna è ambiziosa: una fusione alla pari tra Banco Bpm e Monte dei Paschi, con sinergie stimate in 1,1 miliardi di euro e un utile a regime di circa 6 miliardi. Nascerebbe così un grande polo bancario nazionale, alternativo sia al dominio di Intesa sia alla prospettiva di una spartizione dell’istituto senese. L’offerta di Intesa, pur incorporando uno sconto di circa 750 milioni rispetto alle quotazioni di Mps, valorizza la banca senese 32,5 miliardi di euro: il 43% in più dell’attuale valore di Borsa di Banco Bpm, che capitalizza 22,7 miliardi. Ma Giuseppe Castagna non ha nessuna intenzione di arrendersi. “Siamo impegnati in un’altra grande operazione, nella quale, dall’altra parte, vediamo un colosso che è 7-8 volte più grande di noi”, aveva dichiarato, promettendo anche di “voler dare il meglio”.
La palla ora è soprattutto nel campo di Siena. L’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio (nella foto), sta valutando le due opzioni con gli advisor Ubs e Bofa. Da una parte c’è la fusione con Banco Bpm, che consentirebbe al Monte di restare protagonista di un grande progetto nazionale dopo il risanamento e il rilancio portato avanti anche attraverso Mediobanca. Dall’altra c’è l’offerta di Intesa, che potrebbe aprire la strada a uno scenario diverso: la divisione dell’istituto senese tra Intesa e Unipol, con Ca’ de Sass pronta a rafforzare ulteriormente il proprio primato in Italia e Bologna interessata a rilevare metà della rete del Monte per fare di Bper il secondo polo bancario del Paese. Sullo sfondo restano gli altri attori del risiko. Il primo è Crédit Agricole, principale azionista di Banco Bpm, che finora ha sostenuto le mosse di Castagna e il cui orientamento sarà decisivo per capire fino a che punto Piazza Meda potrà spingersi. Il secondo è UniCredit, impegnata nella scalata a Commerzbank ma ancora osservata speciale in Italia dopo la fallita Ops su Banco Bpm.





