#POLITICA #RADAR #ULTIME NOTIZIE

Ruini, è morto il cardinale che non volle una Chiesa irrilevante

Ariel Piccini Warschauer.

Si è spento a 95 anni, nel suo appartamento a pochi passi dal Vaticano, il cardinale Camillo Ruini. La notizia è stata data dal vicario Baldassare Reina, insieme alla diocesi di Roma. Con la sua scomparsa esce di scena lo stratega che guidò la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dal 1991 al 2007, incarnando la linea della forte presenza dei cattolici nella società dopo il crollo della Democrazia Cristiana.

Nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931, Ruini è stato il braccio destro di san Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, lasciando un’impronta indelebile sulla politica e sulla cultura italiana.

La sua traiettoria inizia nella Reggio Emilia degli anni ’60 e ’70, una straordinaria e caldissima palestra politico-culturale. Un dato su tutti fotografa quel milieu: tra il 2006 e il 2007, l’Italia vide contemporaneamente Romano Prodi a Palazzo Chigi, Gianni Rinaldini alla guida della Fiom e Camillo Ruini alla presidenza della CEI. Tre reggiani ai vertici delle istituzioni, del sindacato e della Chiesa.

Fu Giovanni Paolo II a intuire le doti di governo di quel fine intellettuale che leggeva Ratzinger in tedesco, nominandolo prima segretario della CEI nel 1986, poi presidente e vicario di Roma nel 1991.

L’intuizione centrale di Ruini — passata alla storia come il «Progetto culturale» lanciato nel 1997 — partiva da una diagnosi amara: l’Italia era un grande serbatoio di fede popolare, ma i cattolici stavano scomparendo dai luoghi in cui si formava l’opinione pubblica, come le università, i media e i laboratori scientifici. Contro l’indifferentismo della modernità, Ruini rispondeva con il motto: «Meglio contestati che irrilevanti». Non accettava una Chiesa ridotta a mera agenzia caritativa. Per lui, la fede doveva incidere sulle scelte legislative del Paese, in particolare sulla bioetica e sui “valori non negoziabili”.

Chi lo conosceva solo come il severo “regista” della politica italiana rimaneva però sorpreso dall’incontro personale. Ruini conservava un’indole emiliana, quasi “guareschiana”, dal tratto affine a un parroco d’antan. E il vero baricentro della sua vita rimase la “fede dei semplici”. Amava ricordare quando, nei primi anni ’70, soccorse un giovane motociclista morto in un incidente. Portando la notizia alla madre, una vedova di campagna, si sentì rispondere: «La Madonna ha sofferto di più». Una fede pura a cui il porporato si è affidato totalmente nei suoi ultimi mesi di declino fisico.

Ruini, è morto il cardinale che non volle una Chiesa irrilevante

Bpm insiste per una fusione alla pari

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti